Monologo: Cultura dello stupro.

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“Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne assumono che la violenza sessuale sia “un fatto della vita”, inevitabile come la morte o le tasse.”

(Emilie Buchwald, Pamela Fletcher, Martha Roth; Transforming a Rape Culture.)

 

Ci sarà certamente ancora qualcuno che sosterrà che la cultura dello stupro, non esiste e che nei paesi occidentali vige una parità effettiva fra uomini e donne. Questo caso, illustra bene cosa sia la cultura dello stupro ed è chiara la subordinazione della donna alle esigenze maschili e come è considerata la donna dalle istituzioni. In questo caso c’è da considerare anche un discorso di classe e razzismo. Se invece di essere bianco e figlio della borghesia era un latino-americano o afroamericano magari povero e disoccupato, ci sarebbe stata una sentenza esemplare. Ma dal momento che è bianco e ricco, il giudice è stato anche attento a non compromettere la reputazione del ragazzo. Perché con quei sei mesi, rimane incensurato, in pratica ha un bonus per altri due tre stupri. Dichiarato dal giudice stesso che ha detto che una condanna maggiore avrebbe avuto un forte impatto sulla vita del ragazzo. Infondo per cosa, per una sciocchezza, un’inerzia, non ha violato una proprietà privata, o un bene, ma una donna, che oltretutto era priva di sensi, per coma etilico,(credo) E chi trovando una donna priva di sensi non ne approfitta per denudarla e abusare di lei? E non si può rovinare la vita del ragazzo per questa sciocchezza.

La lettera del padre: Paga troppo per un’azione di venti minuti e “Essere giudicato ora come aggressore lo segnerà per il resto della sua vita”.  Il padre è preoccupato,  non per la pessima educazione che ha dato a suo figlio, ma per il rischio di perdere l’investimenti economici che ha fatto su suo figlio. Sia come atleta e nella attività professionale e ora questi investimenti sono a rischio. E per colpa di chi? Non di suo figlio.  Ma di una disgraziata che si fa trovare priva di sensi. Non una parola nei confronti della vittima. Empatia, non pervenuta!  Anche lei, aveva delle aspettative che ora sono a rischio, come a forte rischio la sua salute psicofisica. Anche lei ha dei genitori che hanno investito sulla sua formazione. Ma evidentemente non contano, o contano meno.  Non solo per il padre, ma anche per il giudice che ha considerato più importante la reputazione dello stupratore di quello della vittima.

La giovane vittima di violenza legge una lettera allo stupratore. “Questa non è la storia di uno sprovveduto rapporto sessuale tra ragazzi ubriachi del college. Lo stupro non è un incidente” Questo del incidente, mi ha fatto venire a mente un altro fatto:

 

“Sono caduto e l’ho penetrata per sbaglio”.

Questa è la frase di un signore accusato di aver stuprato una ragazza di 18 anni che dormiva sul divano, “Sono caduto e l’ho penetrata per sbaglio”.  Certamente la ragazza porta un’altra versione, lei dice che si è svegliata mentre lui abusava di lei. Lui è stato assolto, certamente la giuria non poteva credere alla versione troppo fantasiosa della ragazza. E certamente la ragazza ha male interpretato i movimenti di lui, che non stava abusando di lei, ma stava solo cercando di liberare il pene che era rimasto incastrato nella vagina di lei.

Ma ritorniamo alla lettera della giovane ragazza, vittima dello stupro.

Racconta che erano stati ingaggiati avvocati e investigatori per indagare sulla sua vita, quella della vittima. Che è stata sottoposta a stressanti interrogatori e domande. E termina la lettera con un incoraggiamento alle altre ragazze: Spero che, grazie alle mie parole, assorbirete un po’ di luce, saprete un po’ di più e ancora una volta che non potete essere zittite, che siete importanti, indiscutibili, intoccabili, che siete belle e che dovete essere trattate con rispetto, ogni minuto di ogni giorno, siete forti e nessuno può portarvi via questa forza”. “A tutte le ragazze – conclude – io sono con voi”.

Cultura dello stupro: Atteggiamenti, norme, pratiche, pregiudizi stereotipati, luoghi comuni, atteggiamenti dei media e delle istituzioni, volte a giustificare, normalizzare e incoraggiare lo stupro e altre forme di violenza sulla donna.

In questo caso troviamo tutti gli elementi elencati. Tralascio l’importanza dello stupro, nella segregazione e sottomissione  della donna e  lo stupro come forma di terrorismo che gli uomini usano da millenni, contro le donne.

 

Ripetiamo i concetti fondamentali, per i meno attenti.

  • Nello stupro, la vittima non è co-rea.
  • Lo stupratore commette un reato, la vittima no.
  • Lo stupratore fa una scelta, la vittima no.
  • Se lo stupratore è ubriaco, questo non attenua la sua responsabilità.
  • Il comportamento della vittima non attenua le responsabilità dello stupratore.
  • Quello che sbaglia, è lo stupratore, non la vittima.
  • Va biasimato lo stupratore, non la vittima.
  • Quelli che devono cambiare sono gli stupratori, non le donne.

 

 

“…un complesso di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne. Questo accade in una società dove la violenza è vista come sexy e la sessualità come violenta. In una cultura dello stupro, le donne percepiscono un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti sessuali alle molestie fisiche fino allo stupro stesso. Una cultura dello stupro condona come “normale” il terrorismo fisico ed emotivo contro donne. Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne assumono che la violenza sessuale sia “un fatto della vita”, inevitabile come la morte o le tasse.” (Emilie Buchwald, Pamela Fletcher, Martha Roth; Transforming a Rape Culture.)

 

 

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3 risposte a Monologo: Cultura dello stupro.

  1. cristinadellamore ha detto:

    Dolore. Mia moglie ed io sappiamo cosa significa ma uno stupro è solo la punta dell’iceberg e sono i rapporti tra i sessi che devono essere ridisegnati

  2. quarchedundepegi ha detto:

    Questo è un articolo da ponderare.
    Scrissi più volte su queste e altre violenze su donne e su bambine.
    Trovo insopportabile che accada.
    Buona notte.
    Quarc

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