Una Storia Sbagliata

Il procuratore Monteleone: “Speriamo che questa morte così atroce non sia inutile, invito le ragazze a denunciare, a non tenere nascosti comportamenti minacciosi di chi afferma di volerti bene mentre così non è.”

Questa frase del procuratore, mi ha fatto venire subito a mente Irene Focardi.

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Una  storia che mi ha riempito di rabbia e d’impotenza, perché mi sono riconosciuta in quella solitudine e inadeguatezza  che ha vissuto Irene Focardi, nei suoi ultimi anni di vita. Per questo, ora a distanza di un anno, ne voglio parlare.

Ricostruisco brevemente la storia, per chi non l’ha ben presente.  Irene Focardi, 43 anni, ex modella, ex commessa, da tempo disoccupata. Scompare il 3 febbraio 2015 ed è stata  ritrovata  avvolta in un sacco nero della spazzatura, in un fosso il 29 marzo 2015. Quasi due mesi dopo la scomparsa. I primi risultati dell’autopsia parlano di fratture al cranio e alle costole, di una morte “molto violenta “. Per la scomparsa  di Irene è indagato l’ex compagno, Davide Di Martino che già si trova ai domiciliari per scontare una condanna per maltrattamenti proprio nei confronti di Irene, tra l’altro abita poco lontano, da dove è stato trovato il cadavere.

Irene Focardi aveva cominciato a frequentare Davide Di Martino nel  2013. Quasi subito erano cominciate le violenze. Lei era finita varie volte al pronto soccorso, aveva fatto denuncia ma successivamente si era presentata in procura per ritirarle. Al processo del 2014 Irene raccontò: «Davide mi disse che se fosse finito in prigione per colpa mia mi avrebbe spezzato le gambe e mi avrebbe lasciata su una sedia a rotelle». «Se ti ammazzo ti faccio un piacere ». Sotto queste pressioni ritirò le denunce.

Il 6 marzo 2014, venne trovata seminuda e coperta di sangue nell’ingresso del palazzo di  Davide Di Martino in via Liguria. Davide Di Martino è arrestato e processato con rito abbreviato, il 5 agosto condannato alla pena di tre anni e nove mesi di reclusione.

Nella sua arringa difensiva l’avvocato Sibilla Fiori, che difende l’imputato, aveva sollecitato per lui gli arresti domiciliari. Si opposero sia la procura che l’avvocato di Irene, Roberto Ventrella. Quest’ultimo chiese, nel caso i domiciliari fossero stati concessi, che Di Martino venisse almeno mandato a casa del padre, che abita fuori Firenze, e non nel palazzo di via Liguria, a pochi metri da quello in cui Irene viveva con la madre. Il 6 agosto il giudice decise invece di mandare Di Martino ai domiciliari in via Liguria, stabilendo che la madre potesse assisterlo portandogli a casa l’occorrente, ma non imponendo all’arrestato il divieto di comunicare con persone diverse.” [Franca Selvatici- Repubblica, 4 Aprile 2015]

Il 7 settembre 2014 il Di martino è agli arresti domiciliari in via Liguria, qualche settimana dopo Irene è al pronto soccorso. L’uomo l’ha colpita con una bottigliata in testa e con alcuni schiaffi, provocandole un trauma cranico con ferite lacero contuse.  “A quanto risulta, nei confronti di Di Martino non viene richiesta neppure un’altra misura cautelare. La procura gli notifica in dieci giorni un avviso di conclusione delle indagini per lesioni volontarie. Il 12 novembre Irene finisce di nuovo in ospedale, con altre gravi fratture alle ossa nasali e alle costole. Il 13 dicembre altro gravissimo episodio: Di Martino è accusato di averla trascinata in bagno e di averla  afferrata per i capelli sbattendole la testa a terra. Altre fratture al volto, altra prognosi di 30 giorni. Tutti episodi denunciati, per cui non risulta essere stata chiesta una misura cautelare. Episodi che avrebbero dovuto far scattare l’allarme. Invece niente, nonostante le preoccupazioni degli stessi avvocati. E quando l’allarme, finalmente, è stato raccolto, Irene era già morta. Ammazzata di botte.”   [Franca Selvatici- Repubblica, 4 Aprile 2015]

Al processo del 2014 Irene racconterà:  “IO ormai ero soggiogata da Davide… non avevo più la forza di prendere una decisione che fosse giusta per me e probabilmente non avevo più la forza neanche di prendere una decisione, giusta o sbagliata che fosse.”

La sera del 1 Aprile 2015, dopo il ritrovamento del sacco dentro il fosso, Davide Di Martino, è  raggiunto dalle telecamere di “Chi l’ha visto” . Ancora non si sapeva che il corpo appartenesse con certezza a Irene.

“Quel giorno – racconta lui riferendosi al 3 febbraio, il giorno della scomparsa di Irene – abbiamo fatto l’amore. Lei alle 14.15 si è vestita e non mi torna il motivo per cui abbia voluto fare l’amore per forza. Sembrava quasi volesse come salutarmi… Mi ricordo poi che 4-5 mesi fa mi disse che aveva due tumori benigni. Però io al suicidio non ci credo. Io penso e spero in un allontanamento volontario. Se si è allontana definitivamente vuol dire che sta bene”.

“Sì, l’ho detto. Ho detto ‘Irene è morta’, ma non volevo dire che davvero fosse morta… volevo dire che lei era morta dentro di me…. Finita, sparita… Dalla sua scomparsa ho passato tre, quattro giorni come stordito. Mangiavo, bevevo… ribevevo ancora… questo mi ricordo… Ero semicollassato, farneticavo…”.

Ai primi di aprile 2015, “la Nazione”, riporta la notizia del ritrovamento di un paio di calzini, dentro il sacco in cui c’era il cadavere di Irene. Si ipotizza che Di Martino abbia usato un sacco di quelli che utilizza abitualmente per la biancheria sporca dimenticandovi, all’interno, i calzini e nella perquisizione, la polizia ha sequestrato dei calzini identici per modello, taglia e tessuto. Gli agenti li hanno trovati in un sacco identico a quello che è stato usato per occultare il cadavere.

Ma prima del ritrovamento del cadavere, è stata fatta una perquisizione, accurata, nell’abitazione di Di Martino? Perché pare che lui abbia tenuto per quasi un mese il cadavere in casa, dentro un congelatore a pozzo, prima di liberarsene. Un testimone vide Davide Di Martino, trascinare un sacco nero di plastica fuori dalla sua abitazione proprio in direzione del fosso dove è stato trovato il cadavere di Irene.

La madre di Irene, fin dal momento della scomparsa, non ha avuto dubbi su chi potesse essere il responsabile:  “Mia figlia era una bambina amorosa, Di Martino invece è un violento, massacrò di botte anche la prima moglie. Picchiava Irene e le chiedeva continuamente soldi. Una volta, capendo che non avevo piacere che mia figlia lo frequentasse, mi disse: “se lei non cambia opinione nei miei confronti, sua figlia non la rivede più”. E’ un assassino, devono fermarlo prima che uccida ancora..[…]Anche chi l’ha cercata ha le sue responsabilità. Come hanno fatto a non trovarla dietro casa sua? L’hanno cercata male”. ( Repubblica. 1 aprile 2015)

Dalla sera del 3 febbraio al 29 marzo, il giorno del ritrovamento del cadavere, Irene era data per scomparsa,  e si parlava di sue possibili fughe all’estero.  La titolare del negozio dove aveva lavorato Irene, dichiara a Repubblica: Frequentava brutte amicizie era una persona molto riservata, non parlava mai della sua vita privata e preferiva rifugiarsi nel passato, quando era molto giovane e lavorava come modella….A volte  scompariva anche per mesi, frequentava brutte amicizie, e l’ho vista spesso bere birra con gente poco raccomandabile”.

Irene era una donna bella e appariscente e faceva cose che probabilmente una donna di 43 anni non fa, tipo quello di andare in un pub a bere e fare nuove conoscenze.  Di lei si diceva che aveva avuto problemi con l’alcol, con le droghe che aveva avuto sempre relazioni complicate e contorte, che era strana e riservata.

Davide Di Martino, su Repubblica in quel periodo ci tiene a precisare:

Non frequentava solo me… aveva altri uomini. L’ho capito nei circa sei mesi in cui ci siamo visti. Ho già fatto tutti i nomi agli inquirenti, per aiutarli nelle indagini. Sono almeno quattro uomini. Ho visto i nomi sulla rubrica del cellulare della madre ma che anche lei usava. E poi qui la gente chiacchiera. C’è chi mi ha detto: ‘Oh lo sai? Ieri ho visto l’Irene con tizio…’ e un altro: ‘Irene era a braccetto con Caio’. Quando è scomparsa, la prima cosa che ho pensato è stata: se ne sarà andata via con qualcuno che le garba e con una buona situazione economica…. cosa che io invece non ho, anzi…” .

Persone come Davide Di Martino hanno la capacità, di distruggere la vittima, prima psicologicamente e poi di isolarla. Irene era rimasta sola e impotente, le denunce l’avevano resa più vulnerabile e lui più forte, con un accresciuto senso d’impunibilità.

Al processo del 2014, Irene dichiara, di aver cercato aiuto, nei condomini in via Liguria, mentre lui la picchiava: Ho bussato a una porta del corridoio, mi è stato aperto e risposto che non volevano essere immischiati in nessun modo e quindi hanno chiuso la porta”. Come deve essersi sentita in questo momento? E che percezione ha di se una persona che chiede aiuto, che ha il volto coperto di sangue e le viene chiusa la porta in faccia?

Il 23 Maggio 2015, a Firenze ci sono già gli emulatori. “Io ti faccio fare la stessa fine della ragazza delle Piagge, ti faccio a pezzi e ti metto in un sacco. Poi mi tengo qualche pezzo e lo mangio, visto che sono diventato cannibale”.  Del’uomo, che ha rivolto queste amorevoli parole all’ex compagna, si conosce solo la sigla del nome, M.R. ed è in carcere, accusato di maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale, violazione di domicilio, furto e danneggiamenti. E la sua ex compagna è salva per miracolo. Pare…Si spera…..

Sempre Franca Selvatici su Repubblica ci racconta, di questo fatto: “l’uomo era riuscito a umiliare, annichilire e terrorizzare la compagna al punto da renderla incapace di qualunque reazione. La donna era ridotta in uno stato tale di prostrazione che una volta, dopo essere stata aggredita e dopo essere corsa al pronto soccorso piena di lividi, era scappata prima di farsi visitare. Il compagno —ha raccontato — era arrivato a minacciare di fare del male anche ai suoi bambini e a vantarsi di avere un cugino poliziotto e un avvocato che avrebbero garantito a lui l’impunità e avrebbero messo nei guai lei. Quando finalmente, con la forza della disperazione, ha chiamato il 112 e chiesto aiuto ai carabinieri, ha raccontato che l’uomo la ingiuriava continuamente, la umiliava, la costringeva a mettersi in ginocchio e a ripetere:

“Ti amo, sono la tua serva, la tua schiava. Io ti amo e ti obbedisco”..

Ha detto che M.R. la frustava con il guinzaglio del cane, che la afferrava per il collo, che una volta, avendo lei rifiutato un rapporto sessuale, le aveva strappato i vestiti e l’aveva picchiata, lasciandola a terra priva di sensi.”

 

Il procuratore Monteleone: “Speriamo che questa morte così atroce non sia inutile, invito le ragazze a denunciare, a non tenere nascosti comportamenti minacciosi di chi afferma di volerti bene mentre così non è. …”

Al Procuratore Monteleone rispondo con una frase di Franca Selvatici:

Oggi che Irene è finita in un sacco nero gettato in un fosso dopo essere stata ammazzata di botte, vittima dell’ennesimo femminicidio, bisogna chiedersi: se al suo dramma fosse stata riservata una maggiore attenzione, il suo destino poteva essere diverso?

 

 

Articoli che mi sono piaciuti:

Poteva essere salvata.

Per colpa di chi?

Sara e gli ignavi.

Per la Prossima volta

Femminicidio: la responsabilità dello Stato e di tutti noi

Maschilismo: malattia mortale

 

 

L’intervista di “CHI L’HA VISTO”  a Davide Di martino.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f0e21975-6173-42c0-8002-89683a22ca22.html

Alcuni aggiornamenti e riferimenti al processo di Davide Di Martino.

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/16_marzo_30/omicidio-irene-focardi-via-processo-firenze-829b31c4-f68b-11e5-90d1-631a5a539d49.shtml

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/03/30/news/omicidio_focardi_chiesto_un_sopralluogo_alle_piagge-136545719/

http://www.firenzepost.it/2016/02/16/firenze-omicidio-di-irene-focardi-a-giudizio-davide-di-martino-il-compagno/

 

Il sadico emulatore:

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/05/23/news/_ti_uccido_come_la_donna_delle_piagge_in_manette_dopo_le_botte-115067802/

 

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2 risposte a Una Storia Sbagliata

  1. cristinadellamore ha detto:

    Molte di noi hanno interiorizzato il maschilismo. La stessa procuratore ha detto: se qualcuno si fosse fermato quella ragazza sarebbe ancora viva.
    Non è vero, quella ragazza – aveva la mia età – sarebbe ancora viva se un bastardo che la considerava di sua proprietà non l’avesse uccisa

    • IDA ha detto:

      è sempre colpa di qualcun’altro. Ma a me, quello che mi fa più rabbia è il considerare la violenza, lo stupro, come una cosa ineluttabile, naturale come la pioggia e la grandine, e che bisogna essere noi a stare attente a non bagnarci.

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