Cronaca di una morte annunciata e mistificata.

Venerdì 26 febbraio due donne sono state uccise, e un uomo ferito gravemente l‘omicida si è poi suicidato. Vedi qui.

Ricostruzione del fatto:  L’omicida, si reca al canile dove abitava la ex compagna, da cui era separato da poco più di un mese.  Lei era tornata a casa dei genitori con i figli, lui rifiutava questa separazione, e si lamentava della “difficoltà” di vedere i figli. La donna viveva nel terrore, perché era stata minacciata spesso da lui, tanto che aveva già fatto due denunce.  Una nel 2014 e l’ultima il 15 gennaio 2016, prima di andare via di casa e tornare dalla madre.

Il giorno precedente, giovedì 25 febbraio. “..l’uomo si era presentato con particolarmente adirato sempre alla casa del custode. Stesso episodio circa una settimana fa. In entrambi i casi erano stati avvertiti anche i carabinieri.” –(Rovigooggi).  L’omicida, si reca al canile, dove abitava la ex compagna e i figli, armato di una pistola e un sacchetto di proiettili. – “Non solo non era denunciata, ma non aveva alcun titolo per detenere armi da fuoco. Sarà quindi necessario anche capire come si sia procurato l’arma.” –(Rovigooggi)  L’uomo, armato di pistola prima spara alla ex moglie, poi alla suocera e va a cercare il suocero, che lavora come custode nel canile, lo colpisce con due colpi, per fortuna non letali. Ritorna nella casa dove erano rimasti i figli di 2 e 10 anni,  in compagnia del fratello della moglie di 16 anni.  Punta la pistola verso il ragazzo e spara, ma la pistola s’inceppa o ha finito i proiettili, questo da il modo al ragazzo di portare i figli al sicuro e si chiude dentro il bagno.  A questo punto lui, sblocca o ricarica la pistola e si spara, accanto al corpo della moglie.  Nel canile c’erano anche due testimoni, che erano volontari, e sono scappati scavalcando la recinzione dando  l’allarme.  Inizialmente la polizia, ha “recintato” la zona, perché si parlava di un uomo asserragliato all’interno con ostaggi. Questo fatto è importante e vediamo dopo perché.

Le vittime si chiamavano:  Rodica Munteanu 32 anni, la madre Maria Ascarov, 52 anni, moldave.

L’omicida; Afrim Begu, 42 anni, albanese.

La donna, viveva nel terrore, aveva fatto due denunce e per due volte erano intervenuti i Carabinieri.Vedi qui.

“il 70% delle donne uccise da uomini, aveva sporto denuncia.  E allora cosa non funziona nel sistema?” – Nadia Somma-Vedi qui.

La mistificazione

La mistificazione è l’elemento base della teoria del complotto, della disinformazione e della propaganda. La mistificazione consiste nella manipolazione e nella deformazione della realtà dei fatti.

Una delle tecniche è il travisamento, cioè cambiare e modificare la realtà inserendo testimonianze ed elementi falsi, generalizzando e rimanendo sempre sul vago e l’indefinito. Lo scopo della mistificazione è sempre quello di trarre vantaggi personali.

Il Gazzettino.it,  riporta la notizia cosi: “Ieri Begu era andato nella casetta accompagnato dai carabinieri, perché voleva vedere i due bambini, che lei non gli permetteva di visitare.”

-Falso, i Carabinieri sono stati chiamati dalla donna.-

.. “Un testimone racconta che il compagno di Maria Ascarov è uscito alla casetta sanguinante, dicendo: «Cosa ha fatto ai miei figli!»: è ricoverato in gravi condizioni.”

(Venerdì 26 Febbraio 2016, 19:25) Stesso articolo riportato dal Messaggero.it  (Venerdì 26 Febbraio 2016, 19:57) nella stessa serata  avoceformen, pubblica questo articolo a firma di Silvio Altarelli. Il giorno 27, viene pubblicato questo commento sul “IL Fatto.”

piviolette

Chi ha scritto l’articolo del “il Gassettino.it” e “Il “Messaggero.it.”, sono l stessa persona, come Silvio Altarelli e Piviolette, il commentatore del “Il Fatto” son la stessa persona. Per sapere chi è Silvio Altarelli, vedere qui.

Da notare che il delitto si è consumato dalle 17.30 alle 18.30.  “Aggiornamento alle ore 00.30, i corpi delle vittime sono stati rimossi dal luogo della tragedia.” –(Rovigooggi)

L’articolo del Gazzettino.it è stato pubblicato alle 19:25, cioè un’ora dopo i fatti, non solo aveva già scritto l’articolo, ma aveva anche raccolto le testimonianze, con le famose ultime parole.  Per arrivare primi sulla notizia e  mistificare la realtà, per poter aggiungere elementi falsi, con la speranza di essere ripresi da altre testate e diffondere questi “elementi falsi”, che diventano verità.

Breve analisi del testo di Silvio Altarelli.

-“Un testimone racconta che il marito è uscito alla casetta sanguinante, per poi morire in mezzo alla strada dicendo: «Cosa ha fatto ai miei figli!».”  Si inserisce una falsa testimonianza, per inserire un elemento falso ma di grande presa.  Inoltre è  da aggiungere che è improbabile che possa aver detto questa frase, dal momento che si esprimeva male in italiano.

-“Secondo la stampa femminista questi sarebbero dettagli.”  Vaghezza intenzionale. L’intenzione è quella di muovere il lettore tramite l’uso di frasi indefinite, senza la possibilità di analizzare la loro validità o tentare di determinare la loro ragionevolezza.

-“In un paese civile il papà avrebbe chiamato la polizia, che sarebbe intervenuta arrestandola così come si fa con le ladre di scarpe. E la cosa sarebbe finita lì.” Un paese civile ha la capacità di “prevenire” questi fatti, soprattutto dopo due denunce e l’intervento dei carabinieri. Da notare anche l’esaltazione della negazione dello  “stato di diritto” quando si tratta di donne.

Tutto questo per trasformare l’assassino in una  vittima della crudeltà femminile.

Parte l’arringa finale, rimanendo sul generico sul non definito. Un delirium tremens, di chi è in astinenza, di chi non trova il numero dello spacciatore, di chi è affetto da psicosi paranoiche, di chi ha il cervello piccolo e certamente non solo quello.

Ma prima del testo vorrei ricordare gli “11 principi di Goebbels” rielaborati da: Leonard William Doob, in “Propaganda and Public Opinion” (1949) e  in “Goebbels’ Principles of Propaganda” (1950). Joseph Goebbels, il ministro della propaganda del Terzo Reich.

  1. Principio della semplificazione e del nemico unico.

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

  1. Principio del metodo del contagio.

Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

  1. Principio della trasposizione.

Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

  1. Principio dell’esagerazione e del travisamento.

Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

  1. Principio della volgarizzazione.

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

  1. Principio di orchestrazione.

La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

  1. Principio del continuo rinnovamento.

Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

  1. Principio della verosimiglianza.

Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

  1. Principio del silenziamento.

Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

  1. Principio della trasfusione.

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.

Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

  1. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

Ritorniamo ora a Silvio Altarelli:

-“Quando un papà che vuole bene ai figli viene ridotto alla disperazione fino a commettere un suicidio/omicidio, i veri colpevoli sono i giudici che se ne fregano di applicare la legge sull’affido condiviso ed i politici che li aiutano a rimanere impuniti auto-assolvendosi da soli.”

L’89,9% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso, modalità ampiamente prevalente dopo l’introduzione della Legge 54/2006.- (istat) Vedi qui.

Chi vuole leggere il delirio paranoico, di Silvio Altarelli per intero può andare qui.

Ma la cosa più atroce di molti commentatori del “Il Fatto”, non una parola di solidarietà, di pietà per le due vittime, nemmeno verso i figli rimasti orfani che hanno dovuto assistere a quella scena. Ma pronti a giustificare e solidarizzare con il carnefice e a bere le menzogne di Pivolette o Silvio Altarelli o come si chiama.

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