Educazione Sentimentale– Il Raptus.

l'araba fenice

Il “raptus” è come l’Araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.

Fatto di cronaca di questi giorni: una tassista romana, dopo aver caricato un cliente sul tassi e si è fatto portare in una zona isolata, dove l’ha aggredita, picchiata, stuprata e derubata.  L’uomo si Chiama Simone Borghese e ha trent’anni.  Lo so, qui Langone in una sua preghierina direbbe che le donne devono stare a casa, per la sua sicurezza e non rovinare la vita a dei bravi ragazzi che rimangono vittime di raptus.

Ma le teorie di Langone, non hanno nessun fondamento scientifico, considerando la frequenza con cui avviene la violenza domestica, una donna è statisticamente più sicura a fare la tassista che la casalinga. Vedi dati Istat sulla violenza domestica.

Cronaca raccontata dai protagonisti ripresa da Repubblica . Vedi qui e qui.

Lo stupratore: “Quella mattina aspettavo l’autobus in via Aurelia. Avevo dormito da un amico lì vicino perché avevo fatto tardi al lavoro. Il bus non arrivava e così ho deciso di prendere il taxi. Al volante c’era lei. Le ho detto di portarmi a Ponte Galeria, ma durante il tragitto sono stato preso da un raptus: vicino a casa le ho fatto cambiare strada per arrivare in un viottolo sterrato, isolato, nei pressi di via Pescina Gagliarda. E lì fuori l’ho violentata”.

La vittima: “Avrebbe dovuto pagare poco più di una ventina di euro. Ha iniziato a gridare, offendermi, insultarmi. Ha voluto salire sul sedile davanti per controllare il tassametro. Appena entrato in auto dal lato del passeggero  mi ha subito dato un pugno sul viso che mi ha fatto sbattere la testa sul finestrino. Con una mano continuava a spingermi la testa con violenza e con l’altra mi prendeva a schiaffi e pugni. Ad un certo punto mi ha afferrato per i capelli, avevo iniziato a sanguinare dal naso e quasi non ci vedevo più. Ricordo solo l’odore e il sapore del sangue che perdevo e avevo ovunque mentre abusava di me…” 

Il fatto interessante è però che questa volta i giornali hanno riportato l’ipotesi del raptus come dichiarazione fatta dall’uomo che ha stuprato la tassista, e non come un elemento integrante o come reale movente dell’atto, …….”  [Luisa Betti] Vedere qui.

Sempre da Luisa Betti, riporto le dichiarazioni di Claudio Mencacci, ex presidente della Società italiana di psichiatria (Spi) e direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano. “Noi, in psichiatria, tendiamo a escludere l’esistenza del raptus” che “serve molto a chi fa le perizie per giustificare le azioni di grande violenza e attenuare la gravità del fatto e la colpa di chi le commette”.

Il “raptus”, viene usato come attenuante, come giustificazione di un crimine, avvenuto in un momento d’incapacità d’intendere e di volere. Ma in realtà è come “l’Araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.” [Lorenzo da Ponte]

Ma cosa ci dice la Dott.ssa Maria Cristina Butti dell’Associazione di Ricerca di Psicologia Analitica.

Uno stupratore può agire:

Rabbia:  Nell’atto dello stupro, scarica impulsivamente sensazioni di rabbia e frustrazione che possono avere origine da rapporti problematici con donne diverse da quelle della vittima effettiva (la madre, la moglie, la compagna). In questi casi, difficilmente lo stupratore prova un vero e proprio piacere sessuale compiendo lo stupro, ma riesce a liberare la rabbia repressa attraverso un atto di violenza la cui intensità può essere persino superiore al necessario.

Dominazione:  I sentimenti di vulnerabilità e di impotenza dello stupratore vengono compensati da un atto di sottomissione della vittima, che viene messa in condizione di essere totalmente alla sua mercé, senza alcuna possibilità di ribellarsi. Al contrario di quanto accade nello stupro motivato da sentimenti di rabbia, in questi casi gli stupri sono perlopiù premeditati dall’aggressore.

Sadismo: Sia la rabbia che la dominazione vengono ”liberati” attraverso il piacere sessuale che prova l’aggressore nel brutalizzare, la sua vittima.

Opportunità:  L’aggressore, che in ogni caso cova uno dei sentimenti sopradescritti, agisce in conseguenza delle opportunità che gli vengono profilate, ad esempio durante una rapina o un furto.

Come agisce lo stupratore?

Sia che egli abbia scelto la sua vittima e quindi premeditato l’atto di violenza, o che si trovi a compiere l’atto in una circostanza occasionale, lo stupratore farà sempre in modo che la vittima sia isolata e incapace di reagire o di attirare l’attenzione di altri su di sé.

Dopo aver individuato la sua vittima, egli cercherà di entrare in contatto con lei, conquistare la sua fiducia per poi agire “a sorpresa”, in situazioni di isolamento e di vulnerabilità che consenta di sopraffarla fisicamente.

Al termine dello stupro vero e proprio, l’uomo potrà scegliere se accanirsi ulteriormente sulla vittima o se eliminarla fisicamente, non è un “raptus”, ma un esercizio di dominio.

Poi non poteva mancare la mamma di Simone Borghese, ma per questo vi lascio alla lettura del blog  e a Giorgio Gaber.

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2015/05/14/anatomia-di-una-mamma-italiana-i-meme-che-giustificano-lo-stupro-e-glishortsnonstuprano/

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Una risposta a Educazione Sentimentale– Il Raptus.

  1. cristinadellamore ha detto:

    L’uomo stupra perché può farlo: dominio, è sempre una questione di potere

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