La Grande Guerra.

Il movimento delle suffragette, in Inghilterra aveva 53 mila iscritte e nove mila in Francia. 1914 avrebbe dovuto essere l’anno delle donne fu l’anno della guerra che riporta le donne al suo posto.

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L’iconografia femminile; sulla stampa, nei manifesti e sulle cartoline, in Francia e in Gran Bretagna cambiano bruscamente nel giro di un mese.

Tutti si aspettavano una guerra lampo, ma è diventata una guerra lunga che aveva bisogno di  uomini e armi.

Il 70% della popolazione maschile attiva era in guerra.  Nelle  “fabbriche di guerra” si ricorre alla manodopera femminile. Attirate dai alti salari, le donne corrono da tutta la Francia a cercare un impiego nell’industria bellica.  Tutta l’economia è organizzata militarmente e il lavoro femminile ritenuto indispensabile per la vittoria del paese. La Francia ha le donne impiegate, anche sui mezzi pubblici, ferrovie metrò e tram.

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La guerra aveva apparentemente distrutto la barriera che divideva il lavoro femminile da quello maschile, avevano valorizzato il lavoro femminile e aperto nuove opportunità professionali alle donne.

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In assenza degli uomini le donne si occupano di mandare avanti l’agricoltura.

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Anche i cavalli, sono requisiti  per essere utilizzati sul fronte.

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Queste immagini sono utilizzate dalla retorica patriottica, ma l’umorismo è ancora ancorato su vecchi stereotipi.

- E tuo Marto , che cosa sta facendo in questo momento?  - Mio Marito! Si prende cura della casa! Si rassetta le calze di seta ...

– E tuo Marto , che cosa sta facendo in questo momento?
– Mio Marito! Si prende cura della casa! Si rassetta le calze di seta …

-Prenditi cura dei bambini.

-Prenditi cura dei bambini.

La Francia dove il lavoro femminile sembra essere stato accolto meglio e dove è minore lo scarto salariale. Si attua anche una politica di welfare riservata alle operaie delle fabbriche di guerra: elasticità delle ore lavorative, creazioni di mense e asili nido. Ma questa politica sfiora appena le altre industrie, dove si ignora il problema della sorveglianza dei bambini e si trascurano le numerose  malattie professionali.

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Le donne del ceto medio e agiato, abituate ad opere caritative, la guerra rappresenta un periodo di intenso attivismo e la rottura della rigidità di classe dell’abbigliamento e della socializzazione.

Si impegnano nella raccolta fondi e nella società della Croce Rossa.

Come infermiere o ausiliari scoprono la realtà della guerra, la sofferenza, la morte a contatto diretto con il sesso maschile e le classi popolari.

Con l’aumentare del flusso dei feriti le autorità militari accolgono migliaia di volontarie, più di 70.000 in Francia che vanno ad aggiungersi alle 30.000 salariate già in forza nell’esercito. In Francia le affidano la direzione degli ospedali, in Gran Bretagna la guida di ambulanze.

Marie Curie  con la figlia Irene.

Marie Curie con la figlia Irene.

Marie Curie si mobilita, come gli altri membri dell’Istituto Radium, che sarà temporaneamente chiuso durante la guerra.  Con Antoine Béclère, direttore del reparto di radiologia ha partecipato alla progettazione di unità chirurgiche mobili , soprannominate “Little Curie”, squadre di veicoli dotati di apparecchiature radiologiche per  prendere radiografie dei pazienti. Dal 1916, Marie Curie con la figlia Irene,  girano regolarmente sul fronte in diversi ospedali da campo per tutta la guerra.

Mairi Chisholm e Mrs. Knocker

Mairi Chisholm e Mrs. Knocker

La stampa inglese esalta le gesta delle ” Eroine di Pervyse”  (Mairi Chisholm e Mrs. Knocker )due motocicliste facenti parte di un’equipe di ambulanze nelle fiandre e organizzano da sole un ospedale da campo in un villaggio in rovina vicino alle trincee, e resistono fino al 1918 quando vengono colpite dai gas.

Personificazione dello spirito del sacrificio, infermiera, angelo e madre la crocerossina, è il personaggio femminile più glorificato al tempo di guerra.

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“La Grande Madre del Mondo” si legge in un manifesto americano della Croce Rossa. L’iconografia ci mostra una gigantesca infermiera che stringe a se un soldato di dimensioni molto più piccole disteso su una barella o letto da campo.

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I soldati, in maggioranza di estrazione popolare, sono ricondotti in una dimensione infantile, da queste donne di un’altra classe sociale che li vedono nella loro fragilità, e li curano come bambini per rimandarli al fronte. E la stampa contemporanea e la letteratura, sembrano prigionieri  dello stereotipo materno e insistono nel parlare degli smodati desideri sessuali delle infermiere , in molti casi fino ad assimilare la crocerossina alla prostituta. La presenza costante della morte altera il rapporto con l’altro sesso rende l’amore più esigente e contemporaneamente più futile. Di là dalla letteratura, delle condizioni delle crocerossine sappiamo poco o nulla, quel poco che trapela, lo apprendiamo da lettere, diari e racconti indiretti.

Un manifesto francese recita: “Ai medici la ferita, all’infermiera il ferito.”

E come sappiamo; questa immagine resiste ancora ed è molto forte, nell’immaginario erotico maschile.

La madre e la prostituta.

Più che mai nella guerra, la sessualità femminile è circoscritta in  madre e prostituta.  Procreazione come dovere, per ripopolare la “patria”.

Da una parte si ha la denuncia della moralità femminile, e la richiesta di misure sempre più coercitive, dall’altra la prostituzione è vista come il necessario, il meritato riposo del guerriero. Le spose infedeli sono additate dalla stampa al pubblico ludibrio e punite con ammende o prigione. Sia in Francia che in Inghilterra nascono i centri di protezione materna e infantile, l’aborto viene punito penalmente ed è vietata qualsiasi  propaganda anticoncezionale.

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In assenza di uomini lo stato si fa padre-padrone, repressivo e tutore dell’integrità famigliare. In Francia dove la donna è ancora in condizione di minorità giuridica, la legge del 3 luglio 1915, le consente “provvisoriamente” di esercitare la patria potestà e di agire senza il consenso del marito. Lo stato favorisce una politica demografica e misure sociali a sostegno delle madri e dei bambini. La maternità è rappresentata come dovere naturale e unica realizzazione della donna o anche come sevizio attivo delle donne verso la patria, la maternità ha una funzione vitale in tempo di guerra, che non può essere lasciata al gradimento individuale.

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La guerra riempie di donne le case di tolleranza e bordelli militari, le prostitute sono schedate, sottoposte a continui controlli medici. La prostituta clandestina è perseguitata, a volte accusata di spionaggio e addirittura di guerra batteriologica.  La paura della sifilide è tanta, le malattie veneree, distrugge la potenza degli eserciti, sono distribuite ai soldati dispensari antisifilitici, dove i soldati sono informati sull’uso dei profilattici, ma non c’è nessun controllo sul soldato.

Quante mogli contagiate dai mariti in licenza?

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I bordelli militari, ( In Italia si chiamavano “Casino del Soldato”.) si distinguevano dalle case di tolleranza, perché erano destinati ai militari e situati vicino al fronte.  Costituito da ex detenute, mogli adultere, frutto di rastrellamenti, donne che avevano abortito o accusate di spionaggio oppure come punizione per le  prostitute delle case di tolleranza cittadini. Molte sono morte, molte sono date per disperse.

Nel frattempo, cosa è accaduto alle suffragette e alle femministe?

Nel 1914 il femminismo si presenta come un movimento internazionale, reso compatto da un’unica rivendicazione; il diritto di voto. Inutile ricordare che il diritto di voto, porta con se il riconoscimento dei diritti politici e l’ingresso delle donne nello spazio pubblico e tutto ciò che ne consegue.  Ma la guerra infrange l’internazionalismo come infrange l’internazionale operaia. Le femministe dei paesi belligeranti rinnegano le proprie alleanze internazionali in nome del patriottismo e nazionalismo, allo stesso modo sospendono ogni tipo di rivendicazione. Si contrappone il movimento internazionale delle donne socialiste, che pone in primo piano la solidarietà di classe, il movimento e controllato dalle tedesche e dominato dalla personalità di Clara Zetkin.

Clara Zetkin

Clara Zetkin

Le suffragette sono coinvolte in questo fervore operoso e nazionalistico della guerra, sospendono le proprie rivendicazioni, per compiere meglio delle altre il proprio dovere di donne, mettersi al servizio della guerra.

Servire diventa la parola d’ordine delle suffragette francesi che si prodigano nel prestare assistenza, ai soldati nelle mense, negli ospedali, nelle ferrovie nelle fabbriche d’armi.

Jane Misme direttrice del giornale “La Française” organo delle suffragette Francesi,  con l’entrata in guerra della Francia scrive: “ Fintanto che durerà la prova che si è abbattuta sulla nostra patria, non sarà consentito a nessuno di parlare dei propri diritti; ora abbiamo solo dei doveri…[…]Sino a quando durerà la guerra, le donne del nemico saranno anche esse un nemico.”

Le suffragette Inglesi sono amnistiate, escono tutte dal carcere e si trasformano in vere e propri sergenti reclutatori usando una retorica militarista e sessista.

Le pacifiste e socialiste si riuniscono all’Aia, frutto del congresso è la formazione di un comitato internazionale delle donne per la pace. Il congresso segna la rottura definitiva con il femminismo liberale (suffragette). Le femministe pacifiste  e socialiste vengono allontanate dalle grandi organizzazioni di suffragio, non riescono a mobilitare la popolazione e subiscono passivamente la propria sorte.  Le “suffragette” si dimostrano spietate e intransigenti nei confronti  delle loro ex amiche rimaste fedeli agli ideali pacifisti, che sono denunciate come spie, fucilate come spie, rimangono isolate e vivono nel terrore, subiscono il carcere e la  deportazione  nei “bordelli militari”. Le più fortunate riescono a fuggire in America.  Solo conoscendo questi fatti si può comprendere il disprezzo che Emma Goldman aveva per le suffragette e il femminismo liberale in genere. Tanto che smise di definirsi femminista, dicendo che; con il termine; “anarchica” contemplava anche il femminismo.

Se nel 1914 L’International Council Women, (ICW) contava diversi milioni di aderenti in 25 paesi, dopo la guerra si era disciolto come neve al sole.

Le suffragette inglesi si impegnarono in opere di carità raccolte fondi e sottoscrizioni nazionali, ma anche nella caccia dell’imboscato, in Ingilterra si usava ancora indicare con una piuma bianca il disertore.

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Le mogli dei soldati britannici sono sorvegliate come fossero bambine, sospensione del sussidio in caso di adulterio, soggette al divieto di frequentare i pub e uscire di notte.  Le Women’s Police Patrols,  hanno il compito di proteggere la gioventù,  le ragazze e le mogli dei soldati, con il diritto di entrare nelle case per controllare se queste sono andate a dormire.  Il corpo delle Women’s Police Patrols, fondato nel 1914 da Margaret Damer Dawson e Nina Boyle, due attiviste suffragette è costituito da volontarie, quasi tutte ex suffragette.

“La Baïonnette” 

Qui utilizzerò alcune immagini tratte da: “La Baïonnette”.  Giornale umoristico destinato ai soldati, le pubblicazioni vanno dal 1915 al 1920.

- E cosa ti ha detto della guerra, in questi sei giorni?  - Oh ... mi sono dimenticata di dirglielo.

– E cosa ti ha detto della guerra, in questi sei giorni?
– Oh … mi sono dimenticata di dirglielo.

Ritornare a casa in licenza si può trovare la sorpresa.

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Qui c’è un particolare interessante; l’ombrello appoggiato sulla poltrona a sinistra, indica che lei è una femminista, ma non ho ancora capito perché era associata la femminista con l’ombrello, non l’ombrelletto da passeggio ma il “parapluie”. Elemento presente, sia nell’iconografia Francese che in quella Inglese. Forse l’ombrello vuol dire occupazione dello spazio pubblico?

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Nel 1916 in Francia si introduce dei sussidi per le madri dei soldati morti, le mogli  e per le vedove, accompagnato ad un severo controllo sulla vita privata delle donne, il sussidio viene tolto al minimo  sospetto di adulterio o che siano più vedove allegre che eroine della fedeltà.

- Quando penso che attraverso la guerra, posso dire che ho i miei gioielli, ho la mia macchina, io ho il mio hotel! -  - Oh! Io preferisco dire semplicemente: "Lo faremo!"

– Quando penso che attraverso la guerra, posso dire che ho i miei gioielli, ho la mia macchina, io ho il mio hotel! –
– Oh! Io preferisco dire semplicemente: “Lo faremo!”

Qui va detto che il sussidio era di 1.25 franchi al giorno, più 50 centesimi al giorno per ogni figlio minore di 14 anni. Quello inglese era un po’ più generoso. Il sussidio è rimasto invariato per tutta la durata della guerra. Un kg. Di pane costava 40 centesimi nel 1914 e 72 nel 1919. Pertanto non si capisce come facessero a comprarsi la pelliccia e fare la bella vita.

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Conclusioni.

L’idea che la Grande Guerra, abbia trasformato il rapporto tra i sessi  ed emancipato le donne in misura maggiore degli anni precedenti è assai diffusa ma priva di fondamento.

I dati ci contestano la tesi della guerra emancipatrice, e evidenziano il carattere provvisorio e superficiale dei mutamenti.

Dopo il conflitto si è diffusa una documentazione spesso troppo celebrativa, della mobilitazione femminile.

Al contrario la guerra ha bloccato il movimento di emancipazione, che andava prendendo forma in tutta Europa, rappresentato da una nuova donna indipendente economicamente e sessualmente da un movimento femminista egualitario e fervido d’iniziative. Rimettendo le donne al loro posto di madri, donne di casa  e di spose “sottomesse e ammiranti” e per cinquant’anni in Europa non si parlerà più di femminismo.

Durante la guerra, le donne avevano occupato solo il 20% dei posti lasciati liberi dagli uomini, al termine della guerra la smobilitazione femminile è ovunque rapida e brutale.

In Germania avevano fatto firmare alle donne, le lettere di dimissioni da utilizzare a guerra conclusa.

Indubbiamente, dopo la guerra, le donne, rendendosi visibili nello spazio pubblico, nei caffè, ristoranti, nei lavori tipicamente maschili, prendono coscienza delle proprie capacità e apprezzano la nuova indipendenza economica.

Coperte di elogi dalla stampa e accolte a braccia aperte dai ragazzi, le donne entrano nelle scuole, una professione ben retribuita che diventa sempre più femminile. Le donne hanno accesso a studi superiori, fino ad espugnare bastioni della grande cultura tipo Sorbona e Oxford, luoghi che fino a quel momento erano inaccessibili alle donne.

La guerra che doveva essere rapida si trasforma rapidamente in una carneficina. In Francia il 10% della popolazioe maschile muore sul fronte, circa un milione e mezzo di soldati, lasciando 600 mila vedove  e più di un milione di orfani.

La Grande Guerra è stata per gli uomini un trauma, un massacro di massa, Immobili e sprofondati nel fango e nel sangue delle trincee,  condannati ad aspettare il momento mortale dell’assalto o dei gas. Vivono la guerra con umiliazione e impotenza pubblica e privata.

Ora in loro assenza, le donne hanno avuto l’accesso allo spazio pubblico, hanno il timore di essere spossessati e traditi.  In queste condizioni era facile indirizzare il risentimento verso le donne.  Alimentati dalla stampa, accusavano le donne di essere delle approfittatrici, di non aver impedito ai soldati di partire, di spassarsela mentre loro muoiono in battaglia, di aver venduto i loro uomini per il sussidio.

In Francia e in Gran Bretagna la rabbia dei soldati è stata indirizzata verso le donne, paesi in cui i movimenti di suffragio femminile arano molto forti. In altri paesi belligeranti, gli stati che hanno iniziato la guerra spesso non l’hanno terminata, o avuto vita breve. In Russia, la rivoluzione; in Italia il Fascismo nel 1921; in Austria la caduta della monarchia; in Germania, la Repubblica di Weimar (1919) prima  e il nazismo dopo (1933).

Tra la primavera del 1918 e quella del 1919, a guerra terminata, si abbatte sull’Europa  e nel mondo, in tre e successive ondate, l’epidemia d’influenza chiamata “Spagnola”, trova la popolazione stremata dalla guerra, farà milioni di morti in tutto il mondo.

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Fonti:

Storia delle donne- Vol 5. Il Novecento. – A cura di Georges Duby e Michelle Perrot- Laterza

La prima guerra mondiale. 1914-1918.- Liddell Hart Basil H.- Rizzoli

La grande storia della prima guerra mondiale – Martin Gilbert -Mondadori

Emma Goldman – Autobiografia vol 3 1908-1917 – La salamandra.

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2 risposte a La Grande Guerra.

  1. cristinadellamore ha detto:

    Qualcosa del genere è capitato anche in Italia. In fabbrica, negli uffici, anche alla guida dei tram, poi però nel 1919 immediatamente licenziate al ritorno degli uomini

    • IDA ha detto:

      Si, ma in Italia è stato ristretto e limitato in alcune grandi città Bologna, Torino e Milano. E non ha avuto quell’importanza mediatica che ha avuto in Francia. In più in Italia le donne non percepivano lo stesso stipendio degli uomini, anche nelle stesse mansioni. In tutti i paesi belligeranti le donne sono state usate provvisoriamente a sostituire gli uomini, fine guerra tutte a casa. comunque è stato importante, perchè ha dimostrato alle stesse donne di essere capaci di svolgere certe mansioni.

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