Educazione Sentimentale: Il Buco.

Gustave Courbet- L'origine du monde- 1866

Gustave Courbet- L’origine du monde- 1866

Questo post, prende spunto da un commento su un post di Ricciocorno.

Il commentatore dice:

E’ ingiusto che le donne campino a spese degli uomini solo perche’ hanno un buco “di sfogo” in mezzo alle gambe.”

Mi soffermerò solo sulla storia del “buco”, perché è da li, dal “concetto del buco”, che ha origine  la subordinazione della donna. Quella che farò non è un’analisi completa, ne la presunzione di essere la verità,  ma sono solo delle considerazioni, educate e rispettose.

L’immagine del corpo femminile è quella del recipiente; la vagina accoglie, l’utero ospita, è un’figura che rimanda costantemente all’altro. È un recipiente vuoto che deve essere riempito, non indica se stesso, ( funzione biologica) ma una carenza, una mancanza, un’assenza, quindi un disvalore che giustifica la subordinazione della donna.  Il termine vagina, designa il fodero della spada, in vari idiomi viene sottolineato il suo carattere di fessura, buco.

La letteratura ci regala molti sinonimi, quasi tutti hanno a che fare con il vuoto o il recipiente. Pietro Aretino: baratro; voragine; ampolla; grotta, armadio; breccia, brocca, scatola; tana; tazza; scodellino. Giordano Bruno, che era più raffinato usa il termine: “scrigno”.

Il sesso femminile, perde corporeità da quello che reamente è; accesso o ingresso, per diventare; apertura, cavità vuota.  Accesso e ingresso, indicano un’autonomia, un valore, buco o fessura, un qualcosa che dipende da altro, un disvalore, una mancanza.  Il fodero della spada senza la spada è insignificante.  Il linguaggio appartiene al dominio, e il dominio, culturalmente e storicamente appartiene al maschio della specie umana.  Per le donne la propria sessualità è un qualcosa che contemporaneamente è estraneo e familiare; domestico e alieno.  Da qui, ne deriva una profonda ambiguità, poiché le donne non hanno collocazione ne identità, al di fuori dello spazio assegnato dalla cultura maschile.  Ciò fa si che l’indipendenza  e la ricerca di autonomia di una donna, non può avvenire  se non all’interno di una “complicità servile”, rendendola, fittizia e illusoria,  al di fuori di essa, ( complicità servile) la donna perde identità.  Le donne hanno un’identità, nella maternità o come oggetto sessuale, al di fuori di questi ruoli, scompare: diventa asociale, invisibile, impercettibile, inafferrabile, labile, instabile e isterica oppure  repressa e fica di legno.        ( quest’ultimo termine, “fica di legno”;  conferma il quadro fatto in precedenza, il corpo femminile è idealmente come fatto di gomma; morbido, elastico, avvolgente, rotondo e adatto ad accogliere. Il legno rimanda idealmente ad un qualcosa di rigido e spigoloso, non adatto d accogliere.)

Il soggetto della cultura occidentale; il logos, l’Io, sono astrazioni teoricamente e formalmente neutre, asessuate, ma in realtà sono maschili. Quando si parla di umano, non si parla di una sintesi dei due generi della stessa specie, ma solo del maschio.

Con “uomo” si indica sia la specie, che il genere.

La cultura del dominio maschile, ha piegato, l’ordine naturale all’ordine culturale, escludendo il femminile  interpretandolo come naturale, per controllarlo e dominarlo.

Es.. In Maria; l’ordine naturale è seguito e sconvolto al tempo stesso, in lei si realizza l’ideale della “santità” (perfezione); madre e vergine. In definitiva, Maria non ha un’identità sessuale, cosa che invece è ben chiara nella forma maschile di Gesù. – i Guglielmiti, che sostenevano l’incarnazione femminile di Dio, furono messi subito al rogo.

La storia del pensiero occidentale, è la storia del continuo tentativo di eliminare, stabilire, depotenziare  e controllare, la femminilità e il diverso.

Il dominio controlla la parola, poiché il logos, è da sempre il discorso del dominio. La capacità del dominio di definire, ha fatto si che il femminile sia una mancanza, un’assenza, una carenza in modo da definire la necessità del maschile. Quindi il femminile diventa nel rapporto al maschile, come il vuoto con il pieno, il debole con il forte, l’irrazionale con il razionale.

“La donna è in rapporto con l’uomo come l’imperfetto ed il difettivo col perfetto. La donna è fisicamente e spiritualmente inferiore e la sua inferiorità risulta dall’elemento fisico, più precisamente dalla sua sovrabbondanza di umidità e dalla sua temperatura più bassa. Essa è addirittura un errore di natura, una sorta di maschio mutilato, sbagliato, mal riuscito.” San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica

Questa di Tommaso d’Aquino è la sintesi di tutto  quello che fin qui ho detto.

Una cosa vorrei aggiungere, sul concetto di Tommaso d’Aquino, di: “una sorta di maschio mutilato”.  Sigmund Freud e Jacques Lacan, partono dallo stesso principio di Tommaso d’Aquino, prendendo come punto di partenza la teoria che stabilisce la differenza tra i sessi in (quello che ha) e (quello che non ha). L’’assenza femminile viene considerata come una invariabile dell’inconscio. La donna la sua sessualità è segnata fin dall’infanzia, come mancanza. Una mancanza che deriva dall’interpretazione dell’anatomia femminile. Quindi il linguaggio sessuale è dominato dalla logica fallica. Sigmund Freud pensava che il male femminile alloggiasse dentro il suo corpo, il carattere mascolino del suo clitoride.

Lacan formula la teoria della femme pas-toute. ( non tutte le donne) l’unico modo, per una donna di pensarsi come soggetto, è quello di servirsi di artifizi, cioè di mascolinizzarsi ed entrare pienamente nella logica fallica, in una sorta di far finta di avere quello che non si ha. Secondo Lacan, tutto questo ha delle conseguenze inevitabili; isteria, frigidità e depressione cronica.

Secondo Freud, per l’isterica. (hystericus, a sua volta dal greco hysterikós ‘proprio dell’utero (hystéra). Oppositrice irriducibile del maschio, perché, come dice la sua teoria, non accetta l’assenza dell’organo maschile. (invidia del fallo).

Ma per fortuna, ci sono anche Luce Irigaray e Michel Foucault, i quali sostengono che la donna non solo non è in competizione con il fallo, ma non accetta di  essere in competizione con il fallo. Se si oppone al godimento del maschio non lo fa per scarsa femminilità, ma lo fa grazie alla sua profonda femminilità, al suo orgoglio di essere umano.

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5 risposte a Educazione Sentimentale: Il Buco.

  1. Paolo ha detto:

    francamente credo che una donna una sua identità ce l’abbia..il problema non è il fatto che la vagina “accolga” il pene (o lo “divori” anche) ,non è un problema se il pene”penetra” la vagina o se questa fa sparire il pene dentro di sè. il rapporto penetrativo se consensuale non è dominio, è u atto erotico piacevole per entrambi. La misoginia patologica del commento non consiste nella parola “buco” ma nel disprezzare la proprietaria del buco che pure egli desidera, sta nel non capire che una donna ha il diritto di condividere la sua vagina con altri cazzi (o altre vagine), che sceglie lei i cazzi da “accogliere” e se tra questi non c’è il suo..bè è triste ma va accettato

    • IDA ha detto:

      Paolo.. ho preso il commento come pretesto per parlare, non di quello che dice il commento ma del concetto del “buco”. Parlo di linguaggio, non di sesso. Il dominio definisce i nomi per stabilire la gerarchia, es: vulva/vagina= in etimologia; porta/ingresso. Non troverai nessun sinonimo di porta e ingresso ma di vuoto e recipiente, che definisce già il nome una subalternità, perché è mancanza, un’assenza, una carenza in modo da definire la necessità del maschile per completare..
      Potevo iniziare dalla letteratura, come in parte ho fatto, non sarebbe cambiato nulla, si arrivava alla stessa conclusione. Il Belli, usa spesso il termine “buco” quando non usa fica.. ma usa anche “fregna” che è una spaccatura della roccia in cui scorre l’acqua, da cui deriva anche fregnone.

      • Paolo ha detto:

        dicevo solo umilmente che anche chi usa il termine “fregna” non è detto che sia un misogino patologico

  2. IDA ha detto:

    Curiosità: Regola in italiano, che gli alberi da frutto, prendono il maschile la pianta, femminile il frutto: melo-mela; pero-pera; susino-susina; ciliegio-ciliegia; albicocco-albicocca. Unica eccezione: fico-fico, al maschile sia la pianta che il frutto. Stravolge anche le regole della grammatica.

  3. Luna/Wicca ha detto:

    In Maria si realizza l’idea di “santità sublime” perché non è donna reale e carnale. Innanzittutto, è una donna autoproclamatasi serva, per di più “che si lascia agire”: “Eccomi, sono la serva del Signore, mi avvenga secondo la tua parola”; è una donna ancella, che gioisce del ruolo ancillare cui è destinata non solo dall’ambiente sociale del tempo, ma anche dello stesso dio, che fa le veci del fecondatore; Ida Magli lo spiega bene, come il corpo mariano perfettamente chiuso (l’imene sempre intatto, sempre frigido), sia la proieizione della nevrosi maschile, su quello che dovrebbe essere una donna; la chiusura di maria, della sua vagina è talmente totale che in molti santini è rappresentata come un bozzolo:
    maria bambina: http://www.maibuttare.com/wp/wp-content/uploads/2014/10/CIMG5528.jpg
    madonna di loreto: http://web.tiscali.it/materialiCatania/Image126.jpg

    non solo è ermeticamente sigillata, ma è anche asesessuata (e non intendo solo nella mancanza di libido, ma anche di ciclo mestruale: nessun cattolico pensa alla madonna con il ciclo mestruale)
    è funzionale a sublimare la libido maschile (i dogmi mariani sono tutte invenzioni maschili, le donne non hanno mai creato niente, in teologia): non più rivolta ai “sacchi di escrementi”, le femmine normali e comuni, ma all’ideale (e perciò inesistente nella realtà) di femmina pura e immacolata (= igenizzata asetticamente da tutte le carnalità e pulsioni).
    Maria è la proiezione suprema della nevrosi maschile misogina e sessuofoba, che eleva una supposta donna inesistente per abbassare tutte le altre.

    Che poi, per la teologia, lei è inferiore e sottomessa al cristo, che non è una Dea, ma neanche una semidea, e che non vorrebbe neanche esserlo, è sempre bene ribadirlo: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/maria%20corredentrice.htm
    perché moltissime donne, a digiuno di studi teologici, credono che lei sia “tutta bella e superiore al maschio gesù, anzi, autonoma da lui”, lasciandosi fregare da bei titoli come “immacolata o corredentrice”:

    Prima obiezione: Chiamare Maria «Corredentrice» significa metterla allo stesso livello di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, facendo di lei quasi una quarta persona della Trinità, una dea o una quasi deadivina, il che è una bestemmia all’orecchio di ogni vero Cristiano.

    La Chiesa Cattolica nel fare uso del titolo Corredentrice applicandolo alla Madre di Gesù, in nessun modo mette Maria allo stesso livello di uguaglianza con Gesù Cristo, il Divin Redentore. C’è una differenza infinita tra la divina persona di Gesù Cristo e la persona umana che è Maria. L’insegnamento papale ha fatto uso del titolo «Corredentrice» per riferirsi all’unica partecipazione della Madre di Gesù nell’opera della Redenzione umana, con il suo divin Figlio e sottostante a Lui.
    Il termine «Corredentrice» è correttamente tradotto «la donna con il redentore» o ancor più letteralmente «colei che riacquista con [il Redentore]». Il prefisso «co» deriva dal Latino «cum» il che significa «cum» e non «uguale a, pari a».
    Corredentrice, quindi, applicato a Maria, si riferisce alla sua eccezionale cooperazione, in unione e subordinata al suo divin Figlio, Gesù Cristo, nella Redenzione dell’umana famiglia, come manifestato nella Sacra Scrittura.

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