Emma Goldman: Alle origini dell’anarcha-feminism.

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Di: Carlotta Pedrazzini.

Nel suo libro La donna più pericolosa d’America (La Fiaccola, Ragusa, 2014, pp. 112, € 12,00), Pamela Galassi spiega le motivazioni che la portano a considerare l’anarchica Emma Goldman come la “pioniera del femminismo contemporaneo”. Ritenuta una delle prime militanti femministe, durante l’arco della propria vita si prodigò affinché la questione dell’emancipazione della donna potesse considerarsi argomento di assoluta importanza, soprattutto all’interno dei movimenti radicali.

In forte e aperto contrasto con i movimenti suffragisti dell’epoca, concentrati principalmente sull’acquisizione del diritto di voto e da lei giudicati “da salotto”, promulgò la necessità per le donne di un’emancipazione dagli agenti esterni (patriarcato, restrizioni economiche, restrizioni politiche) e interni (moralismi), ma anche dalla stessa idea di emancipazione proposta dalle aderenti al movimento suffragista.

“Goldman, partendo dalla convinzione che l’indipendenza delle donne prenderà il via da una rigenerazione dell’individuo-donna non solo a livello esteriore, attraverso miglioramenti economici e politici, ma anche, anzi soprattutto, interiore, da una trasformazione del modo di pensare, afferma che per liberarsi dagli ostacoli esteriori e interiori è necessario opporsi al dominio che le istituzioni esercitano sui corpi e le menti, un dominio che distorce la personalità, che porta alla passività, all’omologazione. All’interno del processo di rottura da questa dipendenza economica e psicologica, il tema della sessualità diviene centrale soprattutto per l’individuo-donna, secolarmente oppressa dal patriarcato e dalla morale puritana”.

L’autrice sottolinea come il femminismo di Goldman sia diretta espressione della tipologia di anarchismo di cui si faceva promotrice e che poneva l’individuo al centro della società. Per lei, ogni singolo doveva liberarsi da coercizioni di qualsiasi natura poiché solo in questo modo la rivoluzione avrebbe potuto compiersi. “L’individuo […] necessita di operare una profonda liberazione personale, in quanto mutamento personale e mutamento sociale sono due elementi inscindibili di un unico processo rivoluzionario”.

Affinché una rivoluzione potesse avvenire, era indispensabile il verificarsi dell’affrancamento da tutte le imposizioni che non permettevano a uomini e donne di vivere liberamente. Per Goldman, quindi, la questione femminile era elemento indispensabile per una rivoluzione sociale. Questa sua convinzione la portò a scontrarsi con molti compagni anarchici e appartenenti a movimenti radicali convinti che, una volta sovvertito l’ordine sociale e politico, l’emancipazione della donna sarebbe avvenuta naturalmente. Per loro era un errore porre la questione femminile al centro delle battaglie; tutti gli sforzi sarebbero dovuti essere riposti nella causa dei lavoratori, mettendo da parte, temporaneamente, il femminismo.

Impegnatissima in campagne di informazione e propaganda, i temi di cui si trovò a dibattere furono la prostituzione, l’amore libero, il matrimonio, la libertà sessuale, la maternità, il controllo delle nascite e i metodi contraccettivi. Convinta che non potesse esserci progresso senza educazione, il suo impegno in campo informativo e divulgativo fu molto forte.

Il volume di Pamela Galassi fornisce un quadro delle idee di Emma Goldman in ambito femminista; dalle idee che l’hanno influenzata, fino allo sviluppo del suo pensiero, alle battaglie combattute e ai temi affrontati che hanno fatto di Goldman una delle anarcha-feminism più combattive del suo tempo.

( A-Rivista anarchica- n.394 dicembre 2014)

Consiglio anche questa recensione:

http://immaginariodeldesiderio.altervista.org/donna-pericolosa-damerica/

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