Breve lettera un po’ paternalista.

Introduzione:

Volevo aggiungere anch’ io, delle riflessioni sul “dibattito”, che è nato in rete, su delle ragazzine, che dichiarano di: “non avere bisogno del femminismo”.  Ho scritto tante cose, per poi lasciarle depositare e buttarle il giorno dopo.. allora ho deciso di aspettare. Nell’attesa ho letto diversi post sull’argomento, tanto da pensare di non aver più nulla da aggiungere. Parlando con un’amica davanti a un bicchiere di birra, mi ha posto un quesito interessante: “ Ma se, tra quelle foto c’era tua figlia?” Mi sonno consolata subito, pensando che mia figlia è nata ribelle, e tra quelle foto non ci potrà mai essere, ma si sta parlando di un tempo ipotetico, quindi cosa avrei detto e fatto? Per prima cosa mi sarei sentita una fallita, non solo come femminista e madre, ma soprattutto come donna. Poi considerando che mia figlia abita seicento chilometri da me, le avrei scritto una lettera. E come tutte le lettere scritte dalle madri alle figlie sono lettere che trasudano di paternalismo. Ma successivamente, questa lettera l’ho voluta allargare, non solo alle coetanee di mia figlia ma a tutte le donne, che sono la maggioranza, che pensano di non aver bisogno del femminismo..

Costatazione, e alcune personali considerazioni.

Penso, che iniziare a fare dell’autocritica da parte delle femministe, per quei cartelli, che hanno avuto un’enorme copertura mediatica mi sembra eccessivo.  Eccessivo anche perché dimostra che quelle ragazze, conoscono solo gli stereotipi del femminismo, perché il femminismo non le può raggiungere e forse non le raggiungerà mai.. Questi cartelli mi convincono, che  il femminismo “contemporaneo”, (sarebbe più corretto chiamarli femminismi,) fanno  più paura di quello degli anni 70.

Il femminismo oggi è isolato, stigmatizzato, rimproverato, biasimato  e mistificato. Tutti prendono le distanze dal femminismo; “sono d’accordo ma non sono femminista.” Eppure il femminismo di oggi, è molto più disponibile al dialogo, molto più conciliante di quello degli anni 70. Questo ci dimostra anche che il femminismo non è stato assorbito dal sistema e non è stato normalizzato, ne istituzionalizzato. Un certo femminismo riformista ha esaurito se stesso, ma non il femminismo.

Sono vecchia abbastanza di aver visto molte donne sedersi sulla riva opposta, e dopo essersi ritagliate i loro spazi di privilegi, considerano il femminismo come una cosa vecchia. Oggi non sanno più nemmeno distinguere il sessismo e dopo aver aderito al pensiero dominante, ti guardano con compassione e ti considerano una vecchia pazza.

Ecco il femminismo, ha resistito, per tutti questi anni,  perché ha molte teste, che non può essere ucciso con una singola decapitazione, non è rimasto inchiodato ad una singola persona (leader o star), o ad un singolo gruppo. Ci diffondiamo e lottiamo in modi che risultano incomprensibili alla mentalità maschilista e gerarchica. Le teorie femministe, criticano i modelli gerarchici del pensiero maschile e non riescono proprio a capire, che ci possano essere ancora delle donne che continuano a considerarsi “femministe”, a lottare ed andare diritte per la loro strada.

Negli anni 60, l’Italia era un paese prevalentemente agricolo,  costituito da famiglie numerose, con struttura patriarcale, con due o più nuclei parentali all’interno della stessa famiglia. In pochi anni, l’Italia è diventato un paese industrializzato, la popolazione si è spostata dalle campagne alle città, dal sud al nord. La famiglia è diventata mono-nucleare.  il dominio ha avuto la necessità di fare una trasformazione culturale della società, e per far questo ha appoggiato e sostenuto molte istanze del femminismo.  Nei primi anni ottanta, gli obbiettivi del dominio sono stati raggiunti, quindi le femministe sono diventate un peso; da “tutte lesbiche” a radical-chic, da nazzi-femministe a isteriche e moraliste il passo è breve. In più tra gli anni settanta e ottanta, tutti i partiti, ( per lo meno della sinistra parlamentare ed extra-parlamentare) cercarono di mettere il cappello sulle lotte delle femministe. Poi tutto è cambiato, qualche partito tiene la figurina della femminista nel cassetto da sventolare all’occorrenza, rivendica lotte e conquiste del femminismo passato, quando quel partito non esisteva nemmeno.. tutto in maniera strumentale, nello stesso cassetto, tiene anche le lotte per i diritti dei gay insieme all’omofobo, chiamando tutto questo democrazia e non confusione di principi e valori, ma questo è un altro discorso.

La forma più infida che può assumere il patriarcato è la cooptazione, che vede il femminismo come semplice mutamento sociale. Pensare che il sessismo è un male che può essere sradicato senza sradicare il patriarcato è una visione miope e ingenua, perché vuol dire garantire la continuazione del dominio e dell’oppressione.

Il femminismo degli anni 70, ha lasciato a tutte le donne, conquiste di civiltà e di democrazia. ( aborto, divorzio, diritto di famiglia, ecc..) e alle femministe che l’hanno succedute,  la consapevolezza che l’educazione che apprendiamo fin dall’infanzia, dal padre, scuola, padrone giornali e televisione è quella dell’obbedienza, al rispetto non tanto delle leggi, ma ai MODELLI.

Le femministe degli anni 70, cercarono di arrivare alla radice della nostra oppressione condividendo percezioni ed esperienze fino ad allora sconosciute o sottovalutate. Impararono che il patriarcato non è, solo,  la fuori, ma anche nelle nostre menti e nei nostri corpi in tutte le donne. Le relazioni personali ci potevano opprimere e ci opprimono quanto una classe politica. Che le donne erano il risultato della dominazione maschile, a casa, in strada, sul lavoro, e nell’organizzazione democratica e politica. Il femminismo è lotta di classe.  Questa è la loro eredità.

Le femministe oggi, hanno tutto un futuro da inventare, un futuro non inquinato dalle diseguaglianze, dal dominio e dal disprezzo della diversità.

Detto questo, cerchiamo di ritrovare la lettera.

Breve lettera.

Ti hanno detto che le femministe odiano gli uomini, sei libera di crederci oppure no, ma ti consiglio di aprire un libro di storia e vedrai quale genere ha mostrato odio e disprezzo per l’altro genere.. Esci dai confini occidentali, vai nei paesi dove le femministe sono ridotte al silenzio, o non ci sono mai state e guarda la condizione delle donne e fai un raffronto e vedrai chi è che realmente odia e vuole decidere per te.. Ciò contro cui lottano le femministe, è l’atteggiamento dispotico del maschio, verso il mondo esterno che consente unicamente relazioni soggetto/oggetto, li trasforma in oggetto per poi dominarli.

Certo per secoli il marito, il padre, il fratello, il prete, lo scienziato e il letterato, hanno detto alla donna cosa deve fare, cosa deve desiderare, come deve comportarsi e imposto le loro decisioni in maniera coercitiva e ancora oggi, sono gli uomini che nel mondo, impediscono alle donne di guidare la macchina, di ridere, di avere una vita sessuale indipendente, e ti dicono e ti diranno che questo lo fanno per il tuo bene.. Ma dirti e a fare questo non sono le femministe.

Ti hanno detto che le femministe vogliono decidere per te.. le femministe ti danno gli strumenti di analisi e di critica, ma poi sta a te se usarli o no. Chi ti racconta che le femministe vogliono decidere per te, te lo raccontano, perché sono loro che in realtà vogliono decidere per te, non ti riconoscono nessuna forma di autonomia e indipendenza, sei libera di fare solo ciò che corrisponde ai loro desideri, e ti diranno che sono i tuoi.

Il femminismo, non significa potere delle donne nelle strutture gerarchiche, ma nessun potere. Perché mettere in discussione il patriarcato, il sessismo, significa mettere in discussione ogni gerarchia, economica e politica. Le femministe non ti chiederanno mai la delega, per fare quello ch puoi fare da sola.

Ora ti voglio raccontare una storia, quella di; Sarah Burge, la signora britannica chiamata la “Barbie umana”per il suo sforzo tramite la chirurgia estetica, di raggiungere la perfezione nella bellezza, ha ammesso, più volte, di aver subito oltre 100 interventi estetici di vario tipo negli ultimi 20 anni spendendo una cifra superiore   a 500 mila sterline. Ha fatto parlare di se, per aver somministrato il botox ala figlia di 15 anni e due protesi ai seni e una liposuzione, a favore della sua figlia di 8 anni. Sui soldi, io non avrei nulla da dire, ma sulla proposta di certi modelli educativi, e soprattutto trasformare le figlie minorenni in bamboline sex avrei molto da dire, ma non è questo il momento e il luogo.

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Va ricordato che Sarah Burge, è stata vittima di violenza domestica, zigomo, mascella e denti rotti e si è ritrovata con il viso sfigurato dalle amorevoli cure del suo compagno e certo non dalle femministe. Da questa comprensibile necessità di un intervento estetico è partita la sua ricerca di perfezione della bellezza. 

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La questione è che le modificazioni del corpo al fine esclusivo di apparire sexy, di apparire agli occhi degli uomini, secondo canoni sessuali maschili, quindi di erotizzare la propria immagine, usare il proprio corpo come unico mezzo  di espressione dell’identità, per poi essere ostentato e esibito. Tutto questo ti da la parvenza di un facile successo ed di essere apprezzata, valutata e desiderata,  ma in realtà ti stanno infinocchiando..

Le femministe ti dicono questo, non ti impediscono di farlo. Vuoi diventare una bambola sex? Libera di farlo.. le femministe ti dicono di guardare anche ai tuoi desideri, che spesso non coincidono con quelli maschili, che la libertà sessuale per una donna non sta nel rispondere alla domanda del desiderio maschile, ma al suo desiderio.. solo unicamente alla domanda del tuo desiderio. Ma tu naturalmente sei libera di non ascoltare queste cose.

Le femministe ti dicono; che erotizzare il proprio corpo ha anche un altro scopo, quello di allontanare le donne dai posti di prestigio, dai posti che contano, se sei una bambola, anche di successo e devi rispondere ai desideri maschili, non sarai mai una concorrente alla loro poltrona.. L’incessante attenzione e controllo del proprio corpo richiedono infatti un investimento di tempo ed energie che saranno sottratte ad altre attività. Percepirsi come un oggetto sessuale rinforza gli stereotipi di genere sulle competenze delle donne e sul loro ruolo nella società. Perché limitano  drasticamente i ruoli sociali delle donne, riducendone l’autonomia di pensiero e la libertà di movimento nella società. Contrastare questo fenomeno è, un obbligo per una società civile, e per una femminista degna di questo nome.

 Nel mondo del lavoro, una donna deve essere più preparata di un uomo, deve studiare di più e dimostrare di più.. Una donna non può sbagliare un congiuntivo, che tutte le sue competenze crollano.. gli uomini, possono ignorare i fondamenti della grammatica ed essere deputati,  ministri, o addirittura presidenti della FGCI. Le femministe ti dicono di studiare  e di non accontentarti.. perché noi donne, siamo state educate  ad accontentarci del lavoro che troviamo…quando lo troviamo, senza aspirare ad altro.

Per non sentirti sbagliata;  tra carriera o figli, sarai costretta a rinunciare alla carriera.  Le femministe ti dicono che tutto questo è sbagliato e non devi rinunciare a nulla.  . Ma sei libera di scegliere, e di rinunciare anche al lavoro e di fare la casalinga e la mamma a tempo pieno..Se ti senti realizzata di rimanere attaccata alla giacca, alla rendita e all’uccello di un uomo, libera di farlo.. Certo non saranno mai le femministe che ti obbligano o ti negano la possibilità di fare quello che desideri. Se è realmente quello che desideri. Non dimenticare che sono state le femministe che ti hanno dato la possibilità di scegliere, prima non l’avevi.

Ecco, breve lettera un po’ paternalista, che forse non c’era nemmeno il bisogno, forse era meglio raccontarti quello che fanno le femministe e che nessuno verrà mai a raccontartelo, quelle donne giovani come mia figlia, che sono più impegnate al fare che alla teoria e a scrivere lettere.

Per chiudere, a dimostrazione dello stereotipo che le femministe non si depilano, pubblico un mio autoscatto o selfie, come viene chiamato oggi..

Macaca_nigra_self-portrait

Qui alcuni link sullo stesso tema:

http://femminismoematerialismo.blogspot.it/2014/07/chi-sono-le-donne-che-affermano-di-non.html

https://eleonoracirant.wordpress.com/2014/07/30/womenagainstfeminism/

http://laglorificazionedelleprugne.wordpress.com/2014/07/29/i-dont-need-feminism-because-i-bounce/

http://miniracconticinici.com/2014/07/29/i-dont-need-feminism-non-mi-sabbia-a-sciupa-la-messa-in-piega/

http://lunanuvola.wordpress.com/2014/08/12/guardate-oltre/

http://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/07/25/care-donne-che-non-hanno-bisogno-del-femminismo/

http://lunanuvola.wordpress.com/2014/07/26/autoscatti/

http://lazitellafelice.wordpress.com/2014/01/25/statuto-delle-donne-non-femministe-da-applicarsi-per-coerenza/

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6 risposte a Breve lettera un po’ paternalista.

  1. Paolo ha detto:

    una donna può essere più o meno attraente (come può esserlo un uomo), curare la propria estetica (tutti badiamo al nostro aspetto estetico per noi stessi e per il prossimo e fa parte della nostra personalità) senza sottoporsi a 100 interventi chirurgici e senza mettere il botox alla figlia 15enne (ma lo so che i casi estremi tornano sempre comodo e sono perfetti per suscitare repulsione), oltretutto può comunque lavorare ed essere indipendente La sensualità fa parte dell’umano e viverla in un certo modo piuttosto che in un altro non vuol dire essere vittime del patriarcato.ecco credo che molte “anti-femministe” si ribellassero proprio all’essere considerate sempre e comunque “vittime” solo perchè magari si comportano e si vestono in un certo modo. E il femminismo come tutti i movimenti di liberazione ha fatto progredire l’umanità e come tutti i movimenti di liberazione ha avuto e ha i suoi estremismi che però non sono tutto il movimento (Lotta Continua non è tutto il movimento operaio),
    e in quel “vivere attaccata al pisello di un uomo” è implicito un giudizio negativo…una casalinga potrebbe risponderti: ma tu che ne sai della mia vita? Così come una donna che lavora giustamente direbbe lo stesso ad una casalinga che la giudica.

    • IDA ha detto:

      Paolo, stavo parlando dell’auto oggettivazione, non è un caso limite, è molto più diffuso di quello che tu possa credere, e riguarda anche gli uomini, in minima parte.. Curare il proprio corpo e curare la propria estetica lo facciamo tutti, ma quante ore della giornata dedichi alle cure del tuo corpo? Storicamente la donna ha sempre dato molta importanza alla bellezza femminile, perché per secoli per una donna era l’unico mezzo per la mobilità sociale.. l’auto-oggettivazione, limita le opportunità professionali, limita i movimenti le capacità di decisioni autonome. Paolo, hai mai provato a guidare con i tacchi?
      Ma queste non sono teorie delle femministe, ma è la psicanalisi e la sociologia che ce lo dice:
      “Le ricerche mostrano che l’esposizione a modelli idealizzati ed irraggiungibili di corpo femminile correla, nelle donne, con diminuzioni dell’autostima, disturbi dell’umore, sintomi depressivi, disturbi alimentari.” Chiara Volpato.
      Percepirsi in funzione unicamente del proprio aspetto fisico influenza non “solo” il benessere ma anche le abilità cognitive di una persona. Le ricerche ci dimostrano che le donne e uomini che valutano la propria persona solo sulla base del proprio aspetto fisico percepiscono se stesse/i e sono percepite/i dagli altri come meno competenti. Mi dirai, percepiti, si! Ma vai a fare un colloquio di lavoro, dove la percezione che hanno di te, è la cosa più importante. Potrai fare la segretaria ma non ricoprire cariche dirigenziali. L’auto oggettivazione, tiene la donna sempre in un ruolo subordinato.
      “Nel sessismo benevolente le donne sono considerate come esseri preziosi ma fragili, bisognose della protezione e della cura degli uomini. Questa forma di sessismo può essere sostenuta dalle donne stesse, che sceglieranno in tal caso di conformarsi con più probabilità a ruoli di genere tradizionali e subordinati.” (Maria Giuseppina Pacilli).

    • IDA ha detto:

      Come ho detto, penso che sia corretto parlare di femminismi, comunque non esiste il femminismo buono o cattivo, estremista o moderato, si può fare una distinzione tra femminismo riformista e rivoluzionario. Ma anche questo non mi convince molto. Ti faccio due esempi: Spagna 1936, Federica Montseny, femminista rivoluzionaria e anarchica, in qualità di Ministro della Sanità (rimarrà in carica sino al maggio 1937, quando gli anarchici usciranno dal governo…) presenta, tra l’ostracismo del resto del parlamento, numerose proposte di legge: l’istituzione di luoghi d’accoglienza per l’infanzia abbandonata, normative per liberare le donne dalla schiavitù della prostituzione, inserimento sociale per le persone dotate di handicap,elaborò una riforma sessuale che prevedeva l’aborto, il divorzio, e l’assistenza medica sanitaria gratuita. Riforme che non passarono, perché sostenute solo dall’ala più estrema del parlamento. (anarchici e POUM che erano i troskisti). In Italia il femminismo degli anni 70, che era sostanzialmente rivoluzionario, ha avuto i suoi successi imponendo delle riforme con mezzi riformisti.. penso che non abbia senso fare questa distinzione, tra riformismo/rivoluzionario. Il femminismo risponde all’esigenze di molte donne, che hanno appunto bisogni ed esigenze diverse le une dalle altre, quello che ho cercato di spiegare anche nel post, non sono le femministe che si fanno garanti di tutte le donne, che considerano le donne solo delle vittime, ma richiamano alla responsabilità ogni singola donna, non delegare ma ad agire personalmente.. Le femministe usano la “critica” e non mezzi coercitivi.

    • IDA ha detto:

      Il terzo punto che poni, il mio non è un giudizio ma una costatazione di una condizione, perché è legato ai due che lo precedono… giacca e rendita.. dipendere dal volere di qualcuno è una condizione non una scelta di libertà, la dipendenza esclude qualsiasi altra libera scelta.. se punti la pistola alla testa di uno, questo fa tutto quello che vuoi, ma per condizione e non per libera scelta. Il negativo, non è fare la casalinga, oppure no. Ma il non essere indipendenti anche economicamente. La schiavitù volontaria è sempre una condizione e mai una libera scelta..

      • Paolo ha detto:

        una donna che porta i tacchi (non credo che li metta mentre guida) non si sta auto-oggettivando, una donna che si trucca non si sta auto-oggettivando, essere sensuali e attraenti non è auto-oggettivazione,..è se stessa esattamente come te o come un altra che si tricca meno o per niente.
        Competenza e intelligenza non c’entrano nulla con quanto si cura l’aspetto estetico, ci sono donne belle e curate esteticamente che sono intelligenti e competenti e altre che non lo sono, lo stesso vale per gli uomini…il problema è nella testa di chi non lo capisce
        Quando ho parlato di estremismi pensavo anche a parte del femminismo noradamericano (Valerie Solanas, Andrea Dworkin,ecc..)
        Su tutto il resto confermo quanto ho scritto

  2. IDA ha detto:

    Paolo.. non girare il coniglio nel tegame, io non ho mai detto che una donna con i tacchi si stà auto-oggetivando….Poi vedo che siete tutti esperti del femminismo nord americano, ma io sinceramente non lo conosco, è tutto per sentito dire.

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