Il dominio eterosessuale

 

Ieri mi è capitato di leggere un bellissimo post:  http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/05/23/sei-etero-o-sei-gay-il-monosessismo-che-discrimina/

Che ha dato origine a queste mie riflessioni..

Nel post uso spesso il concetto di dominio, quindi prima di iniziare vorrei dare una definizione di dominio: Il dominio definisce relazioni tra ineguali. Ineguali in termini di potere, cioè di libertà. Possiamo definire il potere come una funzione neutrale e comunque necessario per l’esercizio della libertà e dell’autodeterminazione.(poter fare.) contrapposto al dominio. (poter far fare) Il dominio ha la necessità della relazione comando/obbedienza.

È Importante distinguere potere dal dominio.

Alla fine del 1800, la scienza aveva la mania di classificare tutto e tutti, con metodo gerarchico, e non poteva sfuggire a questa condizione la sessualità.

Lo scrittore Ungherese Karl-Maria Kertbeny (1824-1882), coniò i termini omosessuale ed eterosessuale, che furono ripresi dal mondo scientifico.

Eterosessuale; Etero- deriva dal greco heteros, che significa “differente”. La definizione nel dizionario medico era:  “manifestazione di passione sessuale per una persona del sesso opposto; sessualità normale”.

In alto alla scala gerarchica della classificazione,  troviamo la “sessualità normale”, Tutte le altre, vengono classificate come “devianze” dalla “sessualità normale”.

Cos’è la devianza?

Devianza o perversione: Comportamento proprio di chi rifiuta le norme e le consuetudini comunemente accettate. Quindi la normalità e la relativa devianza sono concetti culturali e non medico-biologico.

In base a queste classificazioni, all’inizio del novecento, i codici civili e penali, pullularono di norme e leggi, con l’intento di limitare e criminalizzare tutte le “devianze”.

Mentre la persecuzione degli omosessuali da parte dei nazisti è abbastanza nota, molta meno nota è la persecuzione degli omosessuali  in America ed in Europa, prima della guerra e dopo la guerra. “Nel 1945, quando vennero liberati i campi di concentramento, i prigionieri omosessuali non vennero liberati, ma scontarono la loro pena in base al Paragrafo 175.” Questo paragrafo 175, venne adottato in Germania nel 1871 e nel 1935 i Nazisti, l’applicarono inserendoci anche “atti osceni” e la “masturbazione”:. Poi, con varie modifiche è rimasto in vigore nella Germania dell’est fino al 1988 e in quella dell’ovest, fino al 1994.

Come ci ricorda Colin Ward “L’omosessualità maschile è diventata un «problema» da quando è stata fatta oggetto di regolamentazione legislativa. L’omosessualità femminile non è mai stata un problema solo perché i legislatori (maschi) ne hanno sempre ignorato l’esistenza. È divertente considerare la trattazione legislativa delle cosiddette perversioni: «Chi sa spiegare per quale ragione il coito anale in Scozia sia legale tra uomo e donna, e illegale tra uomo e uomo? E perché in Inghilterra sia considerato invece illegale tra uomo e donna, e legale tra due uomini purché entrambi maggiorenni?»”

 

Perché nelle varie regolamentazioni legislative, il lesbismo non esiste?

Perché sfuggono al controllo del desiderio maschile. Non possono essere elementi di un determinato sistema e ordine. Tanto che, nei campi di concentramento gli omosessuali, uomini, avevano il triangolo rosa, le lesbiche e gli anarchici, il triangolo nero, perché erano considerate “asociali”, come gli anarchici. Quello delle lesbiche, non erano considerate devianze, ma un comportamento antisociale, perché si sottraggono al desiderio maschile, alla relazione unilaterale di dipendenza verso gli uomini. Il dominio eterosessuale maschile, riconosce le donne solo quando sono oggetto del desiderio eterosessuale maschile. La “lesbica”, si sottrae, quindi sparisce, non esiste.

Tutte le classificazioni, lesbica, gay, bisessuale ecc.. sono funzionali solo al dominio eterosessuale maschile.

Il concetto di differenza ha una sola funzione; quella del dominio. La funzione della differenza è di mascherare ad ogni livello i conflitti di interesse, inclusi quelli ideologici.

Difatti la società eterosessuale è la società che non solo opprime le lesbiche e i gay, ma opprime anche molti “differenti” altri, opprime tutte le donne e molte categorie di uomini. Costituire una differenza e controllarla è un «atto di potere”.    Ognuno cerca di mostrare l’altro come differente, diverso . Ma non tutti ci riescono. Bisogna essere socialmente dominanti per riuscirci.

Ciò che opprimono particolarmente tutti noi,  donne, lesbiche e omosessuali, sono quei discorsi che danno per scontato che ciò che fonda la società, ogni società, è l’eterosessualità maschile. Questi discorsi dell’eterosessualità ci opprimono nel senso che ci costringono a parlare nei loro termini. Con il loro linguaggio.

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10 risposte a Il dominio eterosessuale

  1. Michela Poser ha detto:

    La witting infatti diceva che la lesbica non è una donna, in quanto si sottrae al desiderio maschile. Storicamente pagato con l’invisibilità, potrebbe invece essere un enorme punto di forza. A sapere come fare.

    • IDA ha detto:

      Era un pò “la cultura lesbica” del femminismo degli anni 70, come aggregazione politica, al di la dell’orientamento sessuale, per sottrarsi al “desiderio maschile”. Storicamente le donne sono sempre state invisibili. Anche nelle schede di questura, durante il fascismo, molte, non venivano segnalate per l’orientamento sessuale, ma con una generica dicitura “dedita alla prostituzione”. Stesso destino toccava alle donne anarchiche, e alle mogli o compagne di anarchici. I sovversivi, i dissidenti uomini, avevano riconosciuto il proprio status, comunista, anarchico oppure omosessuale, e finivano al confino o in carcere, le donne no! Nemmeno quello e finivano in manicomio.. Elena Melli, la compagna di Malatesta, quando lui morì nel 1932, lei fini in manicomio..

  2. simonasforza ha detto:

    Interessantissima riflessione! Ieri parlavo di misoginia. Sono tanti i tasselli che compongono la costruzione del potere e del controllo maschile. Tutti da analizzare e da far emergere.

    • IDA ha detto:

      Si! Proprio questo che cerco di fare, di far emergere, nel mio piccolo, i vari punti del controllo.. perchè spesso siamo noi stesse ( come dici bene te) che educhiamo i nostri figli ad essere misogini.

  3. Pingback: Oltre la misoginia | Nuvolette di pensieri

  4. Paolo ha detto:

    ma oggi le differenze (etero, gay, lesbica, bisex eccetera) potrebbero essere vissute nel reciproco rispetto.
    poi con tutto il rispetto per la Wittig, i gay (anche quelli “effeminati”) non hanno alcun problema a definirsi uomini,ciò vale pure per le lesbiche..si è uomini al di là dell’orientamento sessuale..e il desiderio sessuale maschile etero di per sè non è oppressivo,

    • Paolo ha detto:

      ogni orientamento sessuale è degno, a prescindere da quanto è statisticamente diffuso

    • IDA ha detto:

      Paolo, io stò parlando di concetti, non di persone..ti faccio notare una cosa; esistono parole per offendere la sessualità dei gay, lesbiche e donne, ma non esiste per l’eterosessuale. L’unico è il non riconoscerlo come eterosessuale. Questo perchè è il dominante che ha il linguaggio per escludere o includere.. Il discorso della Witting è interessante, e non a caso te mi parli di gay, uomini, non di lesbiche.. Allora la Witting sostiene che donna ha un significato solo nei sistemi eterosessuali di pensiero. Le lesbiche non sono donne, non è più una donna chi non è in relazione di dipendenza personale con un uomo… con il dominio..

      • Paolo ha detto:

        una lesbica è donna come un uomo gay è un uomo perchè si è uomini e donne a prescindere dagli orientamenti sessuali e il dominio non c’entra. La Wittig mi pare superata con tutto il rispetto

      • IDA ha detto:

        Da cosa e da chi è superata?

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