Federica Montseny

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Federica Montseny (1905-1994)  i in qualità di Ministro della Sanità (rimarrà in carica sino al maggio 1937, quando gli anarchici usciranno dal governo…) presenta, tra l’ostracismo del resto del parlamento, numerose proposte di legge: l’istituzione di luoghi d’accoglienza per l’infanzia abbandonata, normative per liberare le donne dalla schiavitù della prostituzione, inserimento sociale per le persone dotate di handicap, elaborò una riforma sessuale che prevedeva l’aborto, il divorzio, e l’assistenza medica sanitaria gratuita. Nessuna delle sue proposte di legge, a causa dell’opposizione degli altri Ministri sarà attuata. A Barcellona, le varie organizzazioni anarchiche e libertarie femminili, si impegnarono a fondo nella lotta contro lo sfruttamento della prostituzione, Chiudendo bordelli  e creando delle apposite strutture di accoglienza (i cosiddetti Liberatorios de Prostituciòn) in cui ricevere le ragazze che decidessero di uscire dal “mestiere”. La maggioranza, delle donne abbandonarono la prostituzione. Non furono criminalizzate le prostitute, ma lo sfruttamento.. perché è lo sfruttamento che impedisce a molte donne di abbandonare la prostituzione.

Ci sono alcune persone che si definiscono libertarie e parlano in nome delle prostitute, ma sembrano interessate solo a difendere i clienti, e soprattutto i protettori.  Danno credito alla teoria del patriarcato, che la prostituzione esiste perché le donne si vendono, perché le donne sono puttane.  Per questo diventa importante dal  loro punto di vista, parlare di autodeterminazione, facendo finta di ignorare, che quando inserisci il tuo corpo nel mercato della prostituzione non ti appartiene più.. perché appartiene al pappone e a chi paga, di volta in volta.

La prostituzione è frutto del dominio, del patriarcato e del sessismo. Non dalle donne, ma  dagli uomini che costituiscono la domanda del mercato, dal capitalismo che gestisce il mercato.

Difendere la prostituzione, non vuol dire difendere la libertà, ma difendere questa società,  il dominio e il capitalismo. Condannare la prostituzione significa,  condannare il dominio, il capitalismo e non accettare la forma nella quale si è sviluppata la società moderna, il patriarcato, che vuole la donna come unica responsabile della prostituzione. 

“A mio avviso, non si può non sostenere il desiderio delle prostitute di veder migliorare la propria situazione, nella misura in cui ogni donna, se la propria situazione materiale declina, può considerare questa attività come mezzo di sussistenza. Ma bisogna evitare di difendere rivendicazioni che sarebbero contraddittorie con il progetto anarchico di società e che rinforzano il sistema capitalista e/o patriarcale. Si tratta di rivendicare dei diritti che siano collegati agli individui stessi: diritto all’abitazione, diritto a un lavoro remunerato in modo decoroso, diritto alla formazione… Non si deve quindi difendere uno statuto di prostitute o di lavoratori/lavoratrici del sesso, ma  diritti sociali collegati a ogni individuo in quanto membro della società. (Irène Pereira)

“Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; noi vogliamo che gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta, cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza.”(Errico Malatesta)

 

http://www.biografiasyvidas.com/biografia/m/montseny.htm

 

 

 

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