Olivi e Streghe

036 Olivo della Strega 03

A Magliano in Toscana, c’è un ulivo monumentale che ha oltre tremila anni, è la pianta più vecchia in Europa.  Si chiama Olivo della strega.

Si chiama l’olivo della strega, perché si narra che nella prima notte di luna piena, del solstizio d’estate, si effettuava ai piedi dell’ulivo il primo Sabba del ciclo. Arrivavano da tutta la regione,  streghe  volando a cavallo di caproni o montoni. No! Non usavano la scopa, che è più pratica e maneggevole, e si parcheggia meglio ma caproni e i montoni, avevano un suo vantaggio che appena atterravano, si trasformavano in giovani ragazzi,  che stando alle testimonianze; dopo aver mangiato e bevuto a sazietà, si univano carnalmente, in rapporti eterosessuali, omosessuali, in pratica si divertivano fino all’alba..

Si chiama l’olivo delle streghe, perché si poteva intravvedere il profilo di una donna anziana e di un gatto, ma questa parte è stata abbattuta da un fulmine.

Si narra che quest’ olivo è benevolo  verso chi lo sa amare, negli anni di guerra e di carestia, diviene molto generoso, la generosità si allarga anche ai campi vicini, agli ulivi vicini e frutti vicini, qualcuno dice che un anno, oltre che a olive, si mise a produrre pure , fagioli, e fave.. si narra, anche che un ragazzo, colpì la pianta con un sasso, e dall’olivo scese una strega e si mise a lanciare olive dure come sassi..

Avvengono cose, che non sai come nascono né come crescono, sono quelle voci che si diffondono rapidamente, quelle che nessuno ci crede,  ma di cui si dice:  non si sa mai!

Negli anni 60, del XX secolo, le giovani spose, si mettevano un pezzo di corteccia sotto il cuscino  per avere assicurata la fertilità. I maschi, si mettevano un pezzo di corteccia in tasca o sotto il cuscino, per combattere l’impotenza o per aumentarne la potenza.  Dalle province e dalle regioni vicine, le coppie si movevano in vespa o con la lambretta, per andare a staccare un pezzo di corteccia. Allora la base è stata recintata e vietato l’accesso all’area e tolti tutti i cartelli di segnalazione, tanto che tuttora non è segnalato, è una pianta monumentale non segnalata…. Dunque; quest’ olivo, che ha prima regalato olive e olio ai Villanoviani, poi agli Etruschi, poi Romani, ai maremmani dell’alto medio evo, a quelli del rinascimento e del barocco. Questo ulivo che ha visto passare Annibale con gli elefanti, Attila e i suoi Unni, Le armate di Cosimo I e Carlo V, Le truppe di Napoleone, e di Hitler, i bombardamenti degli alleati e dei fulmini e ha rischiato di perire difronte all’idiozia dell’uomo del boom economico..

Ebbene sì, mi sono fatta prendere dalla retorica; al tempo dei villanoviani e degli Etruschi, l’olivo, in realtà, si trovava nel mezzo di una rigogliosa boscaglia, solo nell’alto medioevo, con il disboscamento,  e la messa a dimora delle nuove piante, ha creato l’attuale oliveta.. ( di quella oliveta sono rimaste almeno cinque piante). Le analisi al C14, conferma l’età, 3000/3500 anni e che è in pieno deperimento, e la morte della pianta prevista tra novanta anni..

Quando si usano le streghe per nascondere un femminicidio.

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Cento chilometri più a nord, troviamo il golfo di Baratti, durante gli scavi archeologici, nel 2011 è stata trovata una necropoli, con sepolture del  XIII-XIV secolo. L’attenzione è ricaduta su due ritrovamenti, di due donne di età comprese tra i 35-45 anni..  i resti sono stati trovati in una semplice tomba poco profonda nel terreno, senza bara. In una di queste, accanto al corpo, c’era un sacchetto di pelle con   diciassette dadi d’osso, gioco molto popolare in quel periodo, ma maschile e vietato alle donne.. Come sempre, i giochi tipicamente maschili, per le donne; o sono vietati o non ne  sono capaci, quindi è inutile che ci provino.   Perché c’è qualcuno che ancora pensa che le donne siano capaci a guidare? In alcuni paesi islamici hanno risolto il problema, vietando la guida alle donne..

Sorprendente è stata l’altra scoperta; la donna aveva sette chiodi piantati attraverso le ossa della mascella e altri 13 in varie parti che la circondavano, fissati sulle vesti,  come per tenerla ancorata al terreno..

Qui parte la stampa locale e nazionale: “Trovato cimitero di Streghe”, “La strega di Baratti,” Qualcuno ha scomodato anche i vampiri, mancavano solo le pallottole d’argento e i paletti di frassino..

Va ricordato ai signori giornalisti che:

  1. In quel periodo,(a cavallo tra il 1200 e il 1300) ancora le streghe non esistevano, il nemico numero uno erano gli eretici e qualche stregone, ma la caccia alle streghe inizierà nella seconda parte del XV secolo.
  2. Non possono essere streghe perché siamo in un terreno consacrato, le streghe venivano sepolte fuori da luoghi consacrati. ( va ricordato che l’obiettivo degli archeologi , era trovare la cattedrale di San Cerbone e la tomba del santo vissuto nel sesto secolo dopo Cristo.)

 

Posizione del corpo, nel momento del ritrovamento. Nel disegno la disposizione dei chiodi..la freccia indica il nord.

Posizione del corpo, nel momento del ritrovamento. Nel disegno la disposizione dei chiodi..la freccia indica il nord.

La realtà, forse è più semplice:

Andrea Camilli della Sovrintendenza archeologica della Toscana: «Accanto al suo scheletro c’era un sacchetto con diciassette dadi da gioco .  A quel tempo il gioco dei dadi era vietato e proibitissimo per le donne. Non è escluso che ci si trovi di fronte a una meretrice punita con disprezzo anche nel momento della sepoltura con il simbolo più basso della moralità, il gioco dei dadi, appunto».

La  professoressa Paola Villani: “Chiodi in bocca in latino si dice clavis oris – spiega al corriere della Sera Paola Villani – e sono citati in questa frase tratta da alcuni testi medievali “Et sicut in sexto (remedio) clavis oris ponitur in arca cordis, in septimo vero ponitur in manu Dei.  Sic in octavo ista ponitur in manu praelati”. Che tradotto in italiano significa “E così per il sesto Comandamento (non commettere adulterio) porrai dei chiodi nella bocca affinché raggiungano lo scrigno del cuore, per il settimo comandamento (non rubare) porrai invece tutto nella mano di Dio. Così per l’ottavo Comandamento (non dire falsa testimonianza) porrai tutto nelle mani di coloro che si sono manifestati”.

La prima era una prostituta, l’altra un’adultera.

 

Descrizione del cadavere inchiodato.  S64.

“Lo scheletro apparteneva ad una donna di un’età oscillante tra i 45 e i 55 anni

La sua altezza era di 159,3 cm (con un margine di 3,55 cm in più o in meno)

L’epoca in cui visse è il tardo 1300

Nel cavo orale aveva cinque chiodi introdotti con intenzionalità; di questi, tre erano ricurvi, la qual cosa fa pensare ad un valore simbolico più che pratico. I chiodi non hanno lesionato il cavo orale o le vertebre cervicali retrostanti. Furono inseriti, dunque, ma non inchiodati.

Altri chiodi erano stati invece conficcati allo scopo di “ancorare” quel corpo alla terra:

un chiodo era presente tra la clavicola e il processo acromiale della scapola destra, e secondo i ricercatori fu volutamente inserito nelle carni della defunta, in prossimità delle arterie succlavia e carotidea, oltre che nella vena giugulare. Le incrostazioni sull’osso confermano come il chiodo gli sia passato vicinissimo, intaccando anche la prima costa sottostante un altro chiodo si trovava tra il IV e il V spazio intercostale sinistro, in corrispondenza del cuore, senza ledere le ossa contigue (ma chissà che successe al cuore…) due chiodi erano stati posti tra i femori (diafisi femorale sinistra nella porzione prossimale – in corrispondenza con il ramo dell’arteria femorale) e l’astragalo sinistro; l’indagine paleobiologica sui fori, condotta dalla d.ssa Valeria Amoretti, ha stabilito che furono prodotti in antico quando l’osso era ancora elastico (mancano microfratture e non hanno segni di fenomeni di riparazione), dunque poco prima o poco dopo il decesso. 

Un chiodo era all’esterno della gamba sinistra

Quattro chiodi sono stati trovati nei piedi.”

La necropoli fu molto usata sia prima dell’inumazione della donna che dopo, anche se per poco; l’edificio sacro era in uso quando venne sepolta ma il cimitero sembra sia stato abbandonato dopo poco tempo.

Lo stato di conservazione dello scheletro, deposto dorsalmente, è  buono, “eccettuata la mancanza dell’osso frontale e parte dei distretti scheletrici del cranio”; quest’ultimo fu rinvenuto un poco più alto rispetto al resto del corpo, e questo fa pensare a una morte traumatica  e   violenta.

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In base al riscontro marcata artrosi all’avambraccio e al polso sinistro, e ad altri indicatori dello scheletro, fa pensare a che tipo di lavoro potesse svolgere: filatrice, cucitrice o un’artigiana che lavorava spesso seduta su un sedile rigido o uno sgabello.

 

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