La casa abbandonata.

Casa_abandonada_en_Guísamo,_Bergondo,_Galiza

La casa fu abbandonata, non ci andò più nessuno. Rimase come un guscio di conchiglia lì sulle dune a riempirsi di grani di sale, ora che la vita l’aveva lasciata. Una lunga notte sembrò impossessarsene; le brezze leggere, mordenti, i soffi vischiosi, invadenti, sembrava avessero trionfato. La pentola s’era arrugginita e la stuoia distrutta. I rospi ci misero il naso. Un cardo s’infilo fra le mattonelle della dispensa. Le rondini fecero il nido in salotto; il pavimento si coprì di paglia; l’intonaco cadeva a palate; le travi rimasero nude; i topi prendevano da qui o da lì roba da rodere e se la portavano dietro gli zoccoli di legno. Dalle crisalidi dischiuse uscivano farfalle che finivano spiaccicate contro i vetri delle finestre. Intanto, durante le notti d’inverno, il filo d’erba che batteva leggero al vetro della finestra diventò un rullio di tronchi robusti e rovi spinosi, che d’estate inondarono di verde la stanza.

Quale potere era in grado di impedire la fertilità, l‟insensibilità della natura? Il sogno della signora McNab, che vedeva una donna, un bambino, un po’ di zuppa di latte? Aveva vagato sulle pareti come una macchia di luce solare e poi era svanito. Lei aveva chiuso la porta a chiave; se n’era andata. Era superiore alle forze di una donna sola, disse. Loro non mandavano mai nessuno. Non scrivevano mai. C’erano cose che ammuffivano nei cassetti — era un peccato lasciarle andare così, disse. Tutta la casa andava in rovina. Solo il raggio del Faro entrava nelle stanze per un momento, poggiava quel suo sguardo fisso e improvviso sul letto e sul muro nel buio dell’inverno, guardava imparziale il cardo e la rondine, il topo e la paglia. Ora niente li ostacolava; niente diceva loro di no. Che il vento soffi; che il papavero cresca e il garofano si sposi con il cavolo. Che la rondine nidifichi in salotto, e il cardo irrompa tra le mattonelle, e la farfalla si goda il sole sul tessuto scolorito delle poltrone. Che i bicchieri e le tazze rotte rimangano sul prato e si mescolino con l’erba e le bacche selvatiche.

 

Virginia Woolf.  IL FARO. (pag.87.)

 

 

 

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